Borsa, sempre più aziende italiane in mano agli stranieri

Più della metà delle imprese italiane quotate è in mano agli stranieri. In più sono centinaia le aziende passate negli anni in mano ad altri acquirenti.

Soltanto dal 2008 al 2012, ben 437 aziende italiane sono passate nelle mani di acquirenti stranieri, per un controvalore di 55 miliardi di euro: un dato registrato dal rapporto “Outlet Italia” di Eurispes l’anno scorso.

LE AZIENDE CEDUTE

Si pensi ad Acetum, principale produttore di aceto balsamico di Modena acquisito dall’inglese Abf, alla birra Peroni ora in mano ai giapponesi, alla catena di gelateria torinese GROM passata alla multinazionale anglo-olandese Unilever; ed ancora al gruppo oleario toscano Salov adesso dei cinesi di Ymin. L’antico pastificio Garofalo ha siglato un accordo con gli spagnoli di Ebro Food, così come Aria, leader nella produzione di pelati, con la giapponese Limited Princes. L’azienda piemontese Pernigotti è divenuta di proprietà del gruppo turco Toksoz e Bertolli, Carapelli e Sasso sono entrati a far parte del USA CVC Capital Partners. Il marchio Star è ora del gruppo spagnolo Agroalimen ed è volata in Inghilterra la Eskigel che produce gelati in vaschetta per la grande distribuzione. Ed ancora Italo, Buccellati, Brunello di Montalcino, Risiko, Pininfarina, Italcementi, Pirelli, Indesit, Krizia, Poltrona Frau, Telecom: cinque anni di cessioni illustri che hanno segnato il passaggio di marchi italiani rinomati a società straniere. Sempre secondo Eurispes, nonostante ad acquisire le nostre aziende siano storicamente offerenti francesi, statunitensi e inglesi, recentemente si sono uniti quelli cinesi, indiani, giapponesi, coreani e qatariani. I servizi finanziari sono in testa alla classifica dei settori più interessati dalle acquisizioni, pesando per il 34% degli affari sul totale. A seguire, quello dell’ICT.

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LE SOCIETÁ QUOTATE IN MANO AGLI STRANIERI

E come se non bastasse, il sistema imprenditoriale del nostro Paese è a trazione familiare, ma gli italiani non comandano neanche in Borsa: oltre il 41% delle quote delle società per azioni del nostro Paese è posseduto da famiglie, mentre sui listini di piazza Affari dominano gli azionisti esteri che sono titolari di oltre il 50% delle Spa quotate. Il 12% delle società per azioni è in mano alle banche, quota che cala al 10% se si limita l’analisi alle sole aziende quotate. Dello Stato, il 5,73% delle imprese e il 4,39% delle quotate. Questi i dati principali di un rapporto del Centro studi di Unimpresa, secondo cui nel 2016 le società per azioni hanno perso 260 miliardi di euro di valore, mentre le “quotate” hanno bruciato 126 miliardi di capitalizzazione.

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IL COMMENTO

“È uno degli effetti della crisi: l’impoverimento dei nostri capitali ha favorito l’acquisto delle aziende da parte di colossi esteri. L’ingresso degli stranieri nel mercato finanziario italiano non è necessariamente un fattore negativo. Dipende, però, dalle intenzioni: se si tratta di investimenti di lungo periodo va bene, mentre se le operazioni sono dettate dalla speculazione, allora c’è da preoccuparsi”, ha commentato il presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara.

ilfede/ iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
10 luglio 2018
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