Certificati a leva fissa, come moltiplicare i guadagni dei rialzi e di ribassi di mercato

I certificati a leva fissa sono prodotti per investitori esperti, ma quelli short permettono anche a investitori retail seguiti da consulenti di fiducia di proteggere il portafoglio da potenziali perdite.

Avere la possibilità di sfruttare i trend di mercato, sia al rialzo (long) sia al ribasso (short), moltiplicando la performance giornaliera di una determinata attività finanziaria sottostante (azione, indice azionario, metallo prezioso, tasso di interesse o materia prima) per la leva (2 volte, 3 volte, 4 volte, 5 volte o 7 volte). È questa, in estrema sintesi, la definizione dei certificati a leva fissa.

COME FUNZIONANO

Si tratta infatti di prodotti finanziari che moltiplicano la performance (al lordo di costi, imposte o altri oneri) dell’attività finanziaria sottostante tramite l’effetto leva. Per esempio, un certificato leva fissa tre long sul Ftsmib di Piazza Affari, riflette ogni variazione giornaliera (anche nel corso della stessa seduta di borsa) moltiplicata per tre: se l’indice sale del 2%, il valore del certificato si apprezza del sei per cento.

OPERTIVITÀ INTRADAY

A questo proposito è importate sottolineare che i certificati a leva fissa sono prodotti di brevissimo termine, che si prestano ad un’operatività intraday (ossia all’interno della singola giornata di negoziazione). Questo per evitare che, mantenendo in portafoglio il prodotto oltre il singolo giorno di negoziazione, possano emergere delle differenze tra la performance dell’attività finanziaria sottostante moltiplicata per la leva e la performance effettiva del prodotto come conseguenza del cosiddetto ‘Compounding Effect’ (effetto dell’interesse composto).

NON ADATTI A PROLUNGATI PERIODI DI TEMPO

Nel caso in cui il prodotto fosse tenuto in portafoglio per più di un giorno, la performance dei certificati a leva fissa potrebbe infatti differire in maniera anche significativa rispetto alla performance dell’attività finanziaria sottostante nello stesso periodo moltiplicata per la leva. Questa differenza potrebbe acuirsi in caso di variazioni di mercato molto accentuate. Per quanto riguarda invece la liquidità, i certificati leva fissa sono prodotti facilmente scambiabili in Borsa (sono quotati sul segmento SeDeX di Borsa Italiana) e caratterizzati da un prezzo di acquisto (lettera/’ask’) e di vendita (denaro/’bid’). Tali prodotti possono essere acquistati o venduti come qualsiasi titolo azionario durante la giornata di negoziazione.

NON SOLO SPECULAZIONE

Tornando all’uso, se per la maggior parte dei casi i certificati leva fissa rappresentano la soluzione ideale per sfruttare in modo opportunistico precisi trend di mercato sia al rialzo (con i prodotti long) e sia al ribasso (con quelli short), è altrettanto vero che quelli short consentono pure di proteggere il portafoglio da momentanee fasi ribassiste.

COME USARLI PER PROTEGGERE IL PORTAFOGLIO

Ipotizziamo di avere in portafoglio una serie di blue chips di Piazza Affari (Intesa Sanpaolo, Unicredit, Eni, Enel, Telecom Italia, FCA, Generali, Exor, Atlantia, Luxottica, Mediobanca, Poste italiane, Terna, Snam) sulle quali puntiamo nel medio lungo termine. Nei prossimi 3 mesi, però, temiamo che la Borsa italiana possa subire una correzione del 10 per cento (e che tale perdita sia anche quella media dei titoli in portafoglio). Non vorrei vendere i titoli perché, come detto, reputo siano validi nel medio lungo termine e non voglio nemmeno azzardare a scegliere il momento giusto per vendere e riacquistare i titoli. Allora posso utilizzare i certificati leva fissa. Se il controvalore dell’investimento in questi titoli fosse di 100 mila euro, la perdita stimata del valore dei titoli dopo la correzione sarebbe quindi di 10 mila euro circa. Se investo però 14.285 euro (100 mila euro diviso la leva di 7) in un certificato leva fissa 7 short sul Ftsemib, nel momento in cui l’indice scendesse del 10%, il certificato (che moltiplica per sette la performance dell’indice cambiata di segno) salirebbe del 70%, generando una plusvalenza di circa 10 mila euro (14.285 +70%= 24.285 euro) che mi permetterebbe di ripianare la perdita dei titoli azionari in portafoglio senza doverli vendere.

Nikada / E+ / Getty Images


FinanciaLounge
11 luglio 2018
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