Dazi commerciali in primo piano… al vertice NATO

Trump arriva in Europa per “sistemare” la situazione con i partner NATO. Ma l’attenzione è ancora una volta concentrata sullo scontro relativo ai dazi.

Si scrive NATO ma si legge dazi. Donald Trump arriva in Europa per partecipare a un delicato summit dell’Alleanza atlantica, ma anche questa volta economia mondiale e politica commerciale sembrano essere la portata principale.

IL DIKTAT DI TRUMP

L’impostazione del presidente americano sembra essere la stessa delle settimane scorse: il resto del mondo prende dagli Stati Uniti senza restituire nulla. Oppure restituendo troppo poco. Che si parli di bilancia commerciale o di spese per la difesa, la sostanza non cambia.

LO SCONTRO SUI DAZI

Trump ha già fatto capire quali sono i suoi obiettivi principali in tema di dazi commerciali: Unione Europea, Cina e a seguire altri paesi “colpevoli” di importare le loro merci negli USA senza esportarne abbastanza. Risolvere questa disparità è, forse, la promessa più importante che l’inquilino della Casa Bianca ha fatto al suo elettorato con la politica “America first”. Il problema è che secondo molti osservatori questa politica, nata per difendere posti di lavoro dall’invasione cinese, rischia di bloccare la crescita USA. E, di conseguenza, avere ripercussioni sulla crescita dell’economia globale.

PRIMA ACCIAIO E ALLUMINIO

Ma come è cominciata la guerra commerciale? Finora, è bene sottolinearlo, si sono sentiti gli echi ma le cannonate non sono ancora arrivate. Tuttavia, gli Stati Uniti hanno cominciato ad imporre restrizioni che hanno colpito alcuni settori fondamentali dell’economia globale. Ad esempio dal primo giugno sono entrate in vigore tariffe su acciaio e alluminio provenienti dall’Unione europea, con rincari rispettivamente del 25 e del 10 per cento.

LA CINA NEL MIRINO

Nel mirino del presidente USA non potevano non finire i prodotti made in China. Pur mostrando qualche apertura – come la riabilitazione, rigorosamente via Twitter – del colosso cinese delle telecomunicazioni ZTE sul mercato americano, la sfida USA-Cina sembra ormai aver preso una china ascendente. Dopo aver minacciato dazi per 500 miliardi sulle merci cinesi, il presidente USA è passato ai fatti. Trump ha imposto, a luglio 2018, una maggiorazione delle tasse su merci cinesi per 34 miliardi di dollari. O meglio: come al solito ha minacciato di imporre.

XI CAMPIONE DELLA GLOBALIZZAZIONE

Ovviamente Xi Jinping, che pur essendo presidente di un paese teoricamente comunista in questo momento è il paladino della globalizzazione, non sta a guardare. La Cina ha già preparato una lista di prodotti USA da tassare a sua volta. I timori degli analisti e del mercato, quindi, sembrano giustificati.

L’OPINIONE DEI GESTORI

Per esempio Schroders, qualche giorno fa, ha citato la stagflazione (stagnazione economica e aumento dell’inflazione) come possibile rischio in caso di escalation della guerra commerciale.

Guerra commerciale, sullo sfondo lo spettro della stagflazione

Dazi commerciali, sullo sfondo lo spettro della stagflazione

Secondo Pictet, invece, lo scontro riporterebbe le Borse mondiali indietro di tre anni. Non resta quindi che osservare l’andamento del tour europeo di Trump. Ci sarà anche questa volta, come nel G7, un colpo di scena finale? Basterà agli europei contribuire di più al sostentamento della NATO per evitare ritorsioni commerciali? Il rischio che dalle minacce si passi ai fatti è concreto. E il pallino, nella guerra dei dazi commerciali, è saldamente in mano a Donald Trump.

 

Tensioni commerciali, con una escalation borse indietro di tre anni

Dazi commerciali, con una escalation borse indietro di tre anni

imaginima / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
11 luglio 2018
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