Debito emergente, come ottimizzare i rendimenti in valuta locale

L’investimento nel debito emergente in valuta locale può essere finanziato tramite dollaro canadese per minimizzare gli impatti delle variazioni dei cambi dei paesi in via di sviluppo.

Nelle ultime settimane la forza del dollaro USA ha fatto soffrire il debito emergente. E, in misura ancor maggiore, ha sofferto quello in valuta locale. Questo perché, se il biglietto verde si rafforza, crescono gli interessi da pagare che i paesi in via di sviluppo hanno contratto in dollari USA e peggiora sia la loro bilancia commerciale, sia il deficit di bilancio e il saldo delle riserve valutarie. Il risultato è che le valute emergenti tendono a svalutarsi.

TUTTE LE VALUTE EMERGENTI IN FILA DIETRO IL DOLLARO

Infatti, negli ultimi due mesi, a parte il dollaro di Hong Kong (che ha mantenuto praticamente invariato il tasso di cambio rispetto alla valuta di Washington), won coreano, peso delle Filippine, rupia indonesiana, renminbi cinese, dollaro di Singapore, dollaro di Taiwan, bath tailandese, e ringgit malese hanno perso tra uno e tre punti percentuali rispetto al dollaro, rupia indiana, rublo russo e peso cileno fino ad un massimo del 5%, e corona ceca, zloty polacco, fiorino ungherese, rand sudafricano, lira turca, real brasiliano e peso messicano tra i sette e i 12 punti percentuali.

DEBITO EMERGENTE IN VALUTA LOCALE IL PIU’ PENALIZZATO

Tuttavia, se gli impatti sulle diverse monete dei paesi in via di sviluppo sono differenti a seconda della specifica situazione macro economica dei singoli paesi, c’è un aspetto generale che non cambia: il debito emergente in valuta locale risulta più penalizzato di quello in valuta forte. Ma proprio questo segmento di mercato del debito emergente offre le migliori opportunità per Mike Biggs, Investment manager delle strategie obbligazionarie Local Emerging Market di GAM Investments.

COME RIDURRE LA VOLATILITA’ DEI CAMBI

L’esperto reputa infatti, in primis, che la volatilità del debito emergente in moneta locale sia sostanzialmente mossa dai movimenti nel biglietto verde e non tanto dalla debolezza nei cambi dei mercati emergenti. In secondo luogo, che tale volatilità possa essere ridimensionata in modo perentorio (e, soprattutto, conveniente), utilizzando altre monete di basso rendimento dei mercati sviluppati per coprire il rischio del dollaro americano.
A quest’ultimo proposito vale la pena ricordare che, se è vero che il rischio di cambio delle valute emergenti può essere coperto direttamente, è altrettanto vero che la mossa comporta costi elevati e, spesso, risulta inefficiente.

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FINANZIARSI IN DOLLARI CANADESI

Una possibile soluzione consiste, secondo Mike Biggs, nell’investire nel debito emergente in valuta locale attraverso un finanziamento in dollari canadesi (CAD). “Si tratta di una divisa ben indicata per questo scopo, per due ordini di motivi. In primo luogo, ha un rendimento basso e, in secondo luogo, è una valuta esposta ai movimenti dei prezzi delle materie prime, esattamente come lo sono i cambi dei mercati emergenti. Se i cambi dei mercati emergenti e il CAD sono strettamente correlati, la volatilità complessiva dell’operazione è tuttavia ridotta” specifica l’esperto.

SE LA VALUTA CANADESE VA PER LA TANGENTE

E cosa succederebbe invece se il dollaro canadese fosse esposto a shock specifici alla valuta canadese e, pertanto, indipendenti rispetto all’andamento che influisce sui cambi dei mercati emergenti? “Se i fattori nazionali indebolissero il dollaro canadese, la copertura non abbasserebbe più la volatilità, ma i rendimenti degli investitori aumenterebbero”.

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CORONA NORVEGESE, DOLLARO AUSTRALIANO ED EURO

“Per contro, se i fattori domestici rafforzassero il CAD, i rendimenti diminuirebbero e la volatilità aumenterebbe” spiega Mike Biggs, secondo li quale, però, un rafforzamento del dollaro canadese sulla base di fattori nazionali è improbabile. “Ma anche questo rischio potrebbe essere minimizzato utilizzando una serie di monete di finanziamento, quali la corona norvegese, il dollaro australiano o l’euro oltre al dollaro canadese” conclude Mike Biggs.




FinanciaLounge
12 giugno 2018
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