Idee di investimento – Obbligazioni – 9 luglio 2018

Mentre sta per accelerare l’investimento ESG orientato al reddito fisso, nell’area dollaro sono preferiti i bond di medio alta qualità e cresce l’appeal per il debito cinese onshore.

Sono passati 14 anni dal 2004, cioè da quando il Global Compact delle Nazioni Unite ha lanciato il suo concetto di investimenti ESG (ambientali, sociali e di governance aziendale). Da allora, gli investitori internazionali (e più in particolare le società di gestione patrimoniale) si sono concentrati su come cercare di influenzare il comportamento delle aziende in relazione ai problemi di sostenibilità. Finora i riflettori sono stati puntati prevalentemente sulle azioni. Le ragioni di questa preferenza verso le azioni rispetto ad altre asset clss, comprendono diversi aspetti: da uno spettro più ampio di ricerca ESG in ambito azionario ai numerosi benchmark e indici ESG. “Riteniamo che questo scenario stia per cambiare, inaugurando una possibile ‘New Normal ESG’ con il reddito fisso al centro dell’universo degli investimenti sostenibili che potrebbe eventualmente espandere i prestiti ESG da miliardi di dollari all’anno ai migliaia di miliardi necessari per salvaguardare un paese o l’affidabilità creditizia della società a lungo termine” fanno sapere nell’articolo Investimenti ESG, il testimone sta per passare dalle azioni alle obbligazioni Mike Amey, Head of ESG Strategies, e Gavin Power, Chief of Sustainable Development and International Affairs  di PIMCO.

OBBLIGAZIONI USA, QUELLE IG IN POLE POSITION

Intanto Richard Turnill, BlackRock’s Global Chief Investment Strategist suggerisce di puntare sui titoli di più alto rating. “Il nostro caso base è che il ciclo post-crisi abbia ancora spazio per proseguire. Tuttavia, l’incertezza attorno alle prospettive di crescita si è ampliata. Da un lato c’è lo stimolo degli Stati Uniti a spingere sulla crescita e, dall’altro, si moltiplicano i rischi di una guerra commerciale. Questa maggiore incertezza, insieme all’aumento dei tassi di interesse, ha contribuito ad inasprire le condizioni finanziarie e a sostenere l’esigenza di una maggiore qualità nei portafogli per controbilanciare i rischi” dice Richard Turnill. In pratica, sostiene lo strategist nell’articolo Obbligazioni USA, in questa fase del mercato l’alta qualità… paga, un modo per riuscire a garantire tale cuscinetto di protezione consiste nell’esporsi alle obbligazioni USA investment grade (IG). “L’aumento dei tassi USA a breve ha incrementato la concorrenza sul mercato obbligazionario, provocando un cambiamento epocale per gli investitori statunitensi. C’è meno bisogno di rischiare per il rendimento quando gli investitori che ragionano in dollari possono ottenere rendimenti superiori all’inflazione nel debito a breve termine di più alta qualità: gli investitori ora hanno un’interessante alternativa” commenta Richard Turnill. Il riferimento dello strategist è al fatto che chi desidera puntare sui bond in dollari può ora ottenere buoni rendimenti con le obbligazioni IG USA senza necessariamente esporsi né all’high yield americano e nemmeno al debito emergente in dollari.

HIGH YIELD USA, L’APPEAL DEL RATING BB

Per chi volesse comunque puntare sugli high yield USA, nell’articolo High yield USA, perché i titoli BB ora sono la prima scelta nel segmento, Daniel Lau, Portfolio Manager, Robert Mead, Responsabile della gestione di portafogli in Australia, e Alex Smith, Senior Associate di PIMCO ritengono sia giunto il momento di riconsiderare i titoli con rating BB sulla base degli attuali livelli relativamente interessanti degli spread. “Dal momento che l’economia si trova nelle fasi finali della ripresa post-crisi, riteniamo che gli investitori farebbero bene ad adottare un atteggiamento cauto e selettivo sulle obbligazioni societarie. Nel segmento high yield, questa cautela potrebbe giustificare uno spostamento verso la parte alta dello spettro creditizio, nello specifico verso le obbligazioni con rating BB” tengono infatti a ribadire i tre esperti. “Siamo dell’avviso che le emissioni BB possano invertire la loro sottoperformance se, come riteniamo, i titoli di stato USA (Treasury) rimarranno entro un intervallo ristretto dopo la recente correzione” commentano Daniel Lau, Robert Mead e Alex Smith. A sostegno di questa loro tesi i fondamentali in miglioramento. In particolare, secondo Barclays Research, la leva finanziaria netta degli emittenti con rating BB è scesa e si attesta ora su livelli inferiori alla media di lungo periodo. Inoltre, in questo caso in base alle rilevazioni di J.P. Morgan, dal 2016 il tasso di insolvenza (default) delle emissioni BB è stato dello 0%.

DEBITO EMERGENTE, FOCUS SU MESSICO, BRASILE E RUSSIA

Un altro segmento che resta di estremo interesse per gli investitori obbligazionari è quello del debito emergente. A questo proposito, nell’articolo Debito emergenti, eliminato un eccesso di esuberanza dal mercato Aaron Grehan, Deputy Head of Emerging Market Debt di Aviva Investors fa notare che ora gli investitori sembrano essere diventati più attenti, concentrandosi sui fondamentali di ciascun paese. Certo, l’esperto ammette che i rischi dell’investimento nel debito dei mercati emergenti risultano ora superiori rispetto all’inizio dell’anno, tuttavia, alla luce della correzione gli investitori sembrano adeguatamente compensati per tali rischi. Aaron Grehan consiglia di guardare a tre paesi: Messico, Brasile e Russia. “Le elezioni che si terranno quest’anno in Messico e Brasile sono potenzialmente in grado di turbare i mercati, mentre esiste la possibilità che la Russia sia oggetto di ulteriori sanzioni” sottolinea infatti l’esperto. “Al contempo, riteniamo che le valute dei mercati emergenti siano deprezzate. Il recente aumento dei rendimenti ha creato opportunità d’investimento in specifici mercati del debito in valuta locale – in particolare in Perù e Indonesia – a livelli interessanti e stiamo cercando di incrementare l’esposizione a tali mercati” afferma Aaron Grehan che rivela di privilegiare i mercati a medio – alto rendimento caratterizzati da un profilo difensivo, come Ucraina, Paraguay, Angola e Qatar.

OBBLIGAZIONI CINESI, UN TEMA DI MEDIO LUNGO TERMINE

Infine, merita pura una segnalazione l’articolo Obbligazioni cinesi, tempo e renminbi giocano a favore nel quale si illustrano le ragioni che stanno alla base dell’attrattività a medio lungo termine delle obbligazioni onshore in renminbi. Titoli che offrono rendimenti interessanti, una solida diversificazione ed esposizione ad una valuta con potenziale di apprezzamento nel medio-lungo. “Siamo persuasi che il renminbi cinese possa rafforzarsi sul dollaro nel lungo termine grazie alla crescita economica del paese e al surplus commerciale. L’apprezzamento della valuta ha il potenziale per fornire un’ulteriore fonte di rendimento ai portafogli obbligazionari investiti in bond onshore della Cina” specifica infatti Cary Yeung, Head of Greater China Debt di Pictet Asset Management.

photosaint / iStock / Getty Images Plus


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