Dazi commerciali, sullo sfondo lo spettro della stagflazione

Un’escalation delle tensioni commerciali potrebbe comportare un aumento dei prezzi di diversi beni e servizi con aumento dell’inflazione e contrazione dei consumi e della crescita.

Il regime dei dazi commerciali imposti dagli Stati Uniti alle importazioni cinesi sembra proseguire senza soluzione di continuità. Le aziende statunitensi che operano in Cina potrebbero diventare vittime di quella che molti stanno definendo una guerra commerciale? Sebbene non si abbiano notizie certe su un piano di ritorsione nei confronti dei dazi americani sull’export cinese, è una possibilità. Tanto più, perché esiste un precedente: il boicottamento, da parte della Cina, della coreana Lotte Group, dopo l’installazione del sistema di difesa missilistico del suo governo. La notevole esposizione degli Stati Uniti sul mercato cinese, poi, rende la possibilità di ritorsioni indirette, ancor più semplice da attuare e Washington, quindi, molto vulnerabile.

I CONTI DELL’ESPERTO

Una teoria sostenuta da Keith Wade, Chief Economist and Strategist di Schroders, che su quest’ultimo punto ha fatto anche due conti: “I dati del Bureau of Economic Analysis mostrano che le aziende americane nel Paese hanno venduto 223 miliardi di dollari nel 2015 e le esportazioni dagli USA hanno raggiunto un valore di 150 miliardi di dollari. General Motors ha venduto più auto in Cina che in casa nel 2017 e nel Paese del dragone il numero di iPhone attivi è il doppio di quello relativo agli USA”.

LE POSSIBILI CONSEGUENZE

Quali dunque le potenziali conseguenze di un’escalation delle tensioni commerciali? La prima, che rappresenta il rischio più grande, è che una vera e propria guerra commerciale potrebbe portare l’economia globale alla stagflazione (ossia crescita più bassa e inflazione più elevata), determinando un forte calo dell’azionario mondiale. Potrebbero, infatti, aumentare le previsioni di inflazione a causa dell’aumento dei prezzi dei beni e dei servizi e ridursi le aspettative di crescita a causa del rallentamento dei consumi, dovuto a una domanda più debole e a un dollaro più forte. Un fenomeno, quest’ultimo, che avrà un impatto particolarmente significativo sulle valute dei paesi emergenti.

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IL FRONTE VALUTARIO

Proprio il fronte valutario rappresenta uno dei capitoli più delicati, da seguire con estrema attenzione. Infatti, in concomitanza dell’inasprirsi dei dazi commerciali da parte di Washington, l’euro e il renminbi cinese si sono indeboliti, con la valuta di Pechino che tratta attualmente sui livelli più bassi dallo scorso mese di dicembre. Insomma, come conclude Keith Wade, “le guerre commerciali di Trump sembrano aver aperto un nuovo capitolo nelle guerre valutarie”.

**  Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte di contenuti e dati gentilmente concessi da Schroders

wildpixel / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
9 luglio 2018
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