Criteri ESG, tra presa di coscienza e scelta d’investimento

Cresce la domanda legata ai criteri ambientali, sociali e di governance sia tra gli investitori istituzionali sia tra quelli privati. E il carbonio assume un ruolo di primo piano.

La domanda di investimenti che integrino fattori ESG sta aumentando in tutta Europa, che sia per convinzione o per obbligo, sia tra gli investitori istituzionali sia tra quelli privati. Non si tratta più soltanto di una questione di coscienza, ma anche della necessità di preservare il valore degli investimenti a fronte di potenziali passività in rapido aumento. Una tendenza spiegata nel dettaglio nel focus firmato da Roberto Magnatantini, Shoaib Zafar e Guillerme Compeyron, rispettivamente Head of Global Equities, Senior Analyst e Analyst di SYZ Asset Management. È proprio nell’ottica di preservazione del capitale legata al rispetto dei valori personali che il carbonio assume un ruolo di primo piano. È un parametro molto importante nell’ambito dei criteri ambientali, sociali e di governance su cui le autorità sono estremamente vigili e questo sembra concorrere alla performance in numerosi settori.

IL BENE PROPRIO E DEL PIANETA

Verificare l’impronta di carbonio di una società (ovvero la quantità di Co2 generata per la produzione di un bene o di un servizio) prima di aprire una posizione può rivelarsi, infatti, senza dubbio utile per il nostro pianeta, ma anche sensato da una prospettiva di rischio.
Nel caso dell’inquinamento, e nello specifico del carbonio, i costi sono duplici: diretti se associati per esempio alle normative o indiretti se legati alla perdita di valore per gli attivi. Integrare i fattori riguardanti le emissioni di gas serra comporta poi un duplice vantaggio: i dati – sottoposti a revisione – sono di difficile manipolazione e l’analisi della carbon footprint consente di ovviare ai cosiddetti “free rider”, visto che vengono prese in esame le emissioni dell’intera catena di approvvigionamento.

UNIVERSO D’INVESTIMENTO AMPIO

Dal punto di vista di un investitore, esistono opportunità legate alle minori emissioni di carbonio: sono molte le società decise a prendere di petto le questioni ambientali. Tuttavia, è importante mantenere un universo d’investimento il più ampio possibile per limitare i rischi ed aumentare il potenziale di performance.

PERFORMANCE IN PRIMO PIANO

Ma i fattori ESG sono realmente in grado di generare performance? La risposta sembrerebbe essere sì, con un impatto crescente su quelle azionarie. Tra il 2005 e il 2011, infatti, le società che hanno integrato appieno il cambiamento climatico nella propria strategia hanno sensibilmente sovraperformato il mercato generale. Ridurre l’impronta di carbonio totale di un portafoglio dovrebbe pertanto limitarne il rischio, aiutando il nostro pianeta e risvegliando le coscienze degli investitori.

APPROFONDIMENTO
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L’ESEMPIO CINESE

Ne sanno qualcosa in Cina, benché si possa pensare il contrario, dove il governo sta prendendo molto sul serio la minaccia dell’inquinamento che, da essere una conseguenza inevitabile dello sviluppo economico, è divenuto un enorme problema da affrontare, e con una certa urgenza. Il 40% delle imprese nazionali è stato chiuso – almeno temporaneamente – per le ispezioni sulle emissioni e sono state ben 80.000 le persone condannate o multate dal ministero dell’Ambiente. Sforzi che finora non hanno portato ai risultati sperati, ma che testimoniano la rilevanza assunta dalla questione ambientale per il governo cinese.

**  Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte di contenuti e dati gentilmente concessi da SYZ




FinanciaLounge
3 maggio 2018
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