Volatilità dei mercati e fondamentali economici: un rapporto difficile da prevedere

Pur essendo più robusti del sentimenti, i fondamentali positivi non tengono a freno la volatilità. Ma è presto per parlare di recessione.

Volatilità e incertezza sono i due termini entrati di prepotenza nel lessico 2018 degli investitori. Nonostante fondamentali nel complesso positivi a livello globale, da febbraio il regime della volatilità ha registrato un chiaro cambiamento. Gli utili societari in crescita, tuttavia, non sembrano smuovere gli investitori dal dilemma su entità e tempistica di un deterioramento. Nell’Asset Allocation Insight di aprile Fabrizio Quirighetti, CIO Co-Head of Multi-Asset di SYZ Asset Management, prova a fare chiarezza.

SOLO UN RALLENTAMENTO

“A nostro avviso – spiega Quirighetti – si tratta più di un rallentamento di metà ciclo che di una recessione. Anche se è difficile che le cose restino come sono attualmente, nel senso che la volatilità genera anche impatti ritardati, ribadiamo la nostra leggera propensione al rischio”. Ma quali sono gli elementi di rallentamento che fanno (per ora) pensare a un preludio di recessione sui mercati o per lo meno sono causa del ritorno della volatilità?

SITUAZIONE INCERTA

“È difficile evitare di collegare il ritorno della volatilità sui mercati finanziari con il recente rapido aumento delle incertezze macroeconomiche – commenta Adrien Pichoud, Chief Economist Portfolio Manager di SYZ Asset Management – In pochi mesi, la fase di espansione globale costante, armonizzata, senza inflazione e apparentemente prevedibile si è trasformata in una situazione molto più incerta”.

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USA

Negli Stati Uniti sono emersi rischi di un’accelerazione della crescita e dell’inflazione sostenuti dal pacchetto di tagli fiscali. Guardando gli indici di fiducia, la situazione è simile a quella immediatamente successiva all’elezione di Trump. Tuttavia, anche in questo caso l’ottimismo non si traduce in benefici per l’economia reale e per i consumi delle famiglie. “Ciò nonostante – afferma Pichoud – il clima di fiducia positivo e la crescente spesa per investimeni giustificano un orientamento ottimista sull’economia USA”.

EUROPA

L’analisi di Pichoud si sposta poi in Europa, dove “la situazione non è più favorevole come nel secondo semestre 2017” anche a causa dell’euro forte che penalizza l’export. Ma secondo Pichoud c’è un aspetto positivo. La frenata, infatti, “potrebbe dissuadere la BCE dalla tentazione di accelerare la normalizzazione della politica monetaria. In particolare ora che l’inflazione mostra un andamento negativo”.

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EMERGENTI

Sul fronte mercati emergenti, cominciano ad arrivare segnali positivi dal Sudafrica, dove la banca centrale potrebbe avere margine per un prossimo taglio dei tassi. “La maggior parte dei mercati emergenti –spiega Pichoud – continua a beneficiare del rallentamento delle dinamiche di inflazione, poiché la debolezza del dollaro e la conseguente disinflazione importata consentono a svariate banche centrali di adottare un orientamento più espansivo, ad esempio con ulteriori tagli dei tassi in Brasile e Russia o un cambiamento delle prospettive di politica monetaria in Turchia e Messico”.

**  Il presente articolo è stato redatto da FinanciaLounge. Una parte di contenuti e dati gentilmente concessi da SYZ




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20 aprile 2018
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