Spread

Oscillazione, scarto, differenziale.
È questa la traduzione letteraria dall’inglese di spread termine che in finanza è usato in molti casi.
Nel momento in cui si chiede un prestito o un mutuo, per esempio, lo spread è il differenziale (normalmente compreso tra lo 0,50% e il 2%) fra il tasso d’interesse stabilito dalla banca e l’indice generale (di solito l’Euribor o l’Eurirs).
Nel mercato obbligazionario, invece, per spread si intende l’extra rendimento di una obbligazione rispetto a quanto offre il titolo governativo di pari durata.
Per esempio se il titolo obbligazionario Unicredit 02.2016 rende il 4,13% lordo all’anno e il btp 2016 garantisce il 2,83% lordo ogni anno, lo spread dell’emissione del gruppo bancario è dell’1,30% annuo.
Lo spread è poi indicato anche da alcuni fondi comuni e comparti di Sicav per definire il rendimento obiettivo, cioè la perfomance a cui punta il gestore.
Per esempio un fondo di tipo absolute return può indicare che l’obiettivo della gestione è di realizzare nell’arco di tre anni un rendimento medio annuo pari al tasso Euribor a 3 mesi maggiorato di uno spread di due punti percentuali: se nei tre anni l’Euribor a 3 mesi si attestasse in media all’1%, l’obiettivo del fondo diventerebbe quello di registrare una perfomance annua del tre per cento.

FinanciaLounge
23 marzo 2015
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