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La sanità indiana fa gola alle imprese europee

12 Marzo 2014 - 8:10
Mentre la spesa per la salute nei paesi occidentali è destinata ad avere sempre maggiori controlli e tagli per rispettare i vincoli di bilancio pubblico, quella nei paesi in via di sviluppo mostra segnali di grande vitalità. Tra gli emerging markets, l’India è uno dei più dinamici in questo ambito.

Tra il 2004 e il 2011 gli assicurati per cure mediche in India sono balzati da 55 a 300 milioni: le ultime stime indicano che tale valore è destinato a raddoppiare a 620 milioni di cittadini entro il prossimo anno. Se tali previsioni saranno rispettate, il comparto della sanità in India potrà valere, in termini di giro d’affari, 100 miliardi di dollari nel 2015 (dai 72 miliardi del 2012) per impennarsi fino a 280 miliardi nel 2020. D’altra parte la spesa sanitaria in India non va oltre i quattro punti percentuali del PIL, inferiore rispetto al 5,1% della Cina e pari a poco meno della metà di quanto destina il Brasile.

Secondo gli esperti, l’espansione del settore sanitario in India sarà favorito dalla crescita demografica, dall’invecchiamento della popolazione, dell’aumento della classe media benestante, e dell’incremento del reddito disponibile: basti pensare che nell’ultimo triennio, le risorse nette a disposizione dei lavoratori indiani sono aumentate ad un ritmo del 15% medio all’anno. Un settore, quello sanitario, che per crescere a questi ritmi avrà necessariamente bisogno di ricorrere a investimenti e know how specialistico: fattori, soprattutto il secondo, che le imprese europee e italiane sono pronte ad offrire.

Scartato il segmento dei medicinali, dove il Governo pratica prezzi amministrati per oltre 400 farmaci, ci sono interessanti opportunità nei macchinari (diagnostica per immagini e dispositivi ad elevate prestazioni) e nei presidi medici (dalle siringhe fino ai pace maker) dove le imprese del Vecchio Continente, molte delle quali specificatamente italiane, sono in grado di competere con le migliori società internazionali.
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