Alitalia

I tre scogli che bloccano il rilancio di Alitalia

16 Maggio 2014 - 12:00
Il debito finanziario con le banche, gli esuberi e il rischio di contenzioso con le gestioni del passato. Sono questi, in estrema sintesi, i nodi da scogliere nella vicenda Alitalia – Eithad Airways.

In primis, la compagnia degli Emirati Arabi Uniti, chiede l’azzeramento di 400 milioni di euro di debiti a breve e, inoltre, pure dei 165 milioni di crediti concessi dopo la conclusione dell’aumento di capitale del dicembre scorso. Per quanto riguarda gli esuberi, invece, Eithad preme per il taglio secco di 2.600 dipendenti mettendo fine alla cassa integrazione e ai contratti di solidarietà.

Infine, per garantirsi da eventuali ricorsi o pendenze per i primi cinque anni di vita di Alitalia- Cai, Eithad propone la separazione tra due distinte compagnie: una sorta di “old” Alitalia, cioè l’attuale compagnia alla quale continuerebbero a fare capo tutte gli oneri giudiziari, e una “new” company nella quale confluirebbero le attività di volo e i 550 milioni che la compagnia degli Emirati Arabi Uniti intende versare nell’operazione.

La sensazione è che l’accordo possa essere raggiunto anche perché il destino di Alitalia è molto importante per l’Italia sia sotto l’aspetto di immagine (la ripresa del vettore italiano ridarebbe credibilità al paese e all’intero settore) che sotto quello occupazionale ma anche del turismo: l’accordo con Eithad aprirebbe nuovi importanti autostrade aeree intercontinentali collegate direttamente su nostro territorio.
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