correzione di borsa

Quei campanelli d’allarme delle correzioni di Borsa

27 Agosto 2014 - 7:10
La correzione dei mercati azionari tra la fine di luglio e la prima settimana di agosto era stata preannunciata.
È questa la convinzione degli esperti di ETHENEA che spiegano: “Nei nostri Commenti dei mesi passati abbiamo fatto più volte riferimento ai segnali d’allarme, gli ultimi dei quali sono giunti, come spesso accade, dai mercati obbligazionari e in particolare da quelli ad alto rendimento (i cosiddetti «high yield») come dimostra l’arretramento registrato da inizio luglio dell’iBoxx USD High Yield Index. I motivi di tale indebolimento sono senza dubbio molteplici e complessi, come la maggior parte delle correlazioni che caratterizzano i mercati dei capitali”.

È infatti importante sottolineare che i primi ad evidenziare un forte nervosismo sono stati i mercati del credito, cui hanno fatto seguito quelli azionari. Se la correlazione tra questi due segmenti di mercato dovesse rimanere stabile, potrebbe rappresentare solo l’inizio di una serie di correzioni sui mercati azionari.
Inoltre la componente rischiosa del mercato dei capitali, rappresentata in particolare dalle azioni e dal segmento obbligazionario ad alto rendimento, dall’inizio della crisi finanziaria è divenuta estremamente dipendente dalla politica della banca centrale statunitense, la Fed.
Se si mette in relazione l’abnorme ampliamento del bilancio della Fed raffrontato con l’andamento dell’indice S&P 500 si nota subito che, prima che si verificasse il fallimento di Lehman, tra le due variabili non vi era pressoché alcuna relazione; da quando invece il mercato è stato inondato di liquidità da parte della banca centrale, si osserva una consistente correlazione tra di esse. Per effetto della prolungata politica di tapering, consistente nella riduzione degli acquisti obbligazionari da parte della Fed, la crescita del bilancio si è ridotta ed è destinata ad arrestarsi del tutto in tempi relativamente brevi.
Sebbene non sia ancora fatto accenno all’eventualità di una riduzione del totale di bilancio, di fatto il mercato l’ha già anticipata. La flebo che tiene in vita il paziente mercato rischia di essere staccata. A meno che dagli Stati Uniti non giunga una successione di dati estremamente negativi tali da rendere necessario un ulteriore stimolo dell’economia mediante iniezioni di liquidità, la fine dell’era del Quantitative Easing è per così dire alle porte. E ciò aumenta ancor di più la probabilità di un ulteriore ribasso delle quotazioni per i titoli azionari e quelli ad alto rendimento.

Un altro aspetto che consiglia molta prudenza è poi rappresentato dalla ripresa economica. A questo proposito, per esempio, la probabilità che il PIL statunitense resti al 4% per tutto il secondo trimestre è equivalente a quella di centrare il sei al Superenalotto. Inoltre, da qui a fine anno, le stime di consenso indicano un ulteriore consolidamento della crescita in tutte le regioni mondiali vista anche l’attuale situazione geopolitica tutt’altro che adatta a favorire una crescita stabile. Che si tratti di paesi in difficoltà dal punto di vista politico, come l’Ucraina, Israele, l’Iraq, la Siria e la Libia, o di altri alle prese con problematiche debitorie, come l’Argentina e il Portogallo (quest’ultimo in relazione al Banco Espírito Santo), poco importa: attualmente sono più i motivi contro che quelli a favore di una prosecuzione della ripresa.

Si prenda infine in esame un altro indicatore anticipatore, sebbene negli ultimi anni non sia sempre stato infallibile: il Baltic Dry Index, relativo ai costi di noleggio delle navi da carico. Tale paniere è crollato del 95% a seguito del fallimento di Lehman e al conseguente scoppio della crisi economica mondiale. Attualmente si osserva di nuovo un significativo arretramento di quest’indice con un brusco calo del 70 % da inizio 2014. Se da un lato tale flessione è parzialmente attribuibile all’eccesso di offerta in termini di capacità di navi da carico, resta tuttavia una parte piuttosto consistente che potrebbe essere ricondotta a una situazione di peggioramento dell’economia a livello mondiale.

“Riassumendo quanto detto finora, si costata che l’economia globale nel complesso e quella statunitense in particolare stanno proseguendo sulla strada della crescita. Ciononostante non è chiaro quali siano le possibili conseguenze sull’econo¬mia di un eventuale ritiro dello stimolo monetario estremo. Un’anticipazione a riguardo è giunta a fine luglio / inizio agosto, quando i mercati hanno registrato una consistente correzione. Anche i rischi geopolitici contribuiscono a complicare la situazione, minacciando ulteriormente una crescita che già di per sé è piuttosto precaria. Tuttavia potrebbero trascorrere ancora uno o due trimestri prima che tutto ciò si concretizzi nei fatti” concludono gli esperti di ETHENEA.
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