BCE

Inflazione, perché occorre portarla intorno al 2%

29 Marzo 2016 - 8:27
financialounge - news
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Negli ultimi tempi si sente ripetere, quasi con ossessione, sui mezzi di comunicazione che è indispensabile far ripartire l’inflazione portandola ad un livello obiettivo del 2 per cento. Si tratta di una necessità che disorienta le famiglie italiane che, nel passato, hanno invece lottato contro l’iperinflazione del 15%-20% annuo e che non comprendono perché ci sia ora tanta determinazione nel volere l’inflazione a tutti i costi.

Maria Paola Toschi, Market Strategist di J.P. Morgan Asset Management, contattata sul tema, spiega perché un po’ di inflazione è positiva per l’economia, quali ostacoli ne rallentano un aumento al livello del 2 per cento (obiettivo dichiarato dalle banche centrali), quali le implicazioni per gli investimenti e se ci siano o meno problemi di sottovalutazione circa un’impennata dei prezzi al consumo nel medio lungo termine.

C'è grande enfasi sul fatto che le banche centrali (BCE inclusa) siano impegnate a reflazionare le economie: ma perchè è necessario portare l'inflazione al target del 2% e non basta evitare la deflazione e accontentarsi di un'inflazione zero virgola?

"Tradizionalmente l’inflazione è riconducibile a vari fattori di natura interna alle singole economie ma è anche determinata da trend globali. Un po' d’inflazione, vicino ma meno del 2% indicato dalle banche centrali, è positiva perchè significa che l’economia è in buona salute. Infatti una moderata inflazione è il sintomo che i consumi sono in rafforzamento e alimentano la crescita, che i salari sono in aumento grazie a un mercato del lavoro solido, che la produzione risente di aumenti dei costi che ancora riflettono un’economia in buona salute. Un’inflazione eccessiva, superiore al 2%, ma soprattutto un’inflazione negativa, ovvero deflazione, sono al contrario molto dannose per l’economia in quanto generano incertezza, sfiducia degli operatori, situazioni che possono determinare comportamenti non ottimali per il contesto economico. Per esempio un’inflazione eccessiva può determinare un contesto di sfiducia, generare un rialzo dei tassi di interesse e frenare gli investimenti o i consumi. Un contesto di deflazione è ancora peggiore perchè induce all’immobilismo. Imprenditori e consumatori sono infatti indotti a pensare che comprare o investire domani sia meglio che farlo oggi, dal momento che i prezzi e i costi scenderanno. L’immobilismo genera un calo della crescita e conduce quasi inevitabilmente alla recessione. Un’inflazione vicino al 2% è inoltre favorevole per i paesi con elevati stock di debito, e quindi per l’Europa. Mentre la deflazione è molto negativa per l’Europa per lo stesso motivo. Infatti lo stock di debito pubblico accumulato dai paesi e da finanziare con nuove emissioni di titoli obbligazionari, è solitamente a prezzi costanti (resta quindi invariato nel tempo), mentre il calo del Prodotto Interno Lordo avviene a prezzi correnti, ovvero è composto da valori che vengono aggiornati con l’inflazione. La crescita del PIL può quindi essere inflazionata e ciò favorisce il riequilibrio degli indici di debito (Debito/PIL) che tendono a scendere".

Come mai non si riesce a far ripartire l’inflazione verso il livello obiettivo del 2%?

"Al momento attuale la bassa inflazione è determinata da una combinazione di fattori, ma fra tutti pesano le componenti disinflazionistiche globali. Ovvero il calo del prezzo del petrolio e delle materie prime che è proseguito negli ultimi anni ha determinato ha fase di forte pressione disinflazionistica a livello globale. Per questo motivo le principali banche centrali, nonostante l’ingente mole di politica monetaria espansiva, faticano a rialzare l’inflazione perchè è determinata da fattori che esulano dall’area di azione e di intervento delle banche centrali stesse. La BCE, con la sua azione monetaria può sperare di riattivare la crescita e il credito, ma difficilmente può fare crescere il prezzo del petrolio. A ciò si sono aggiunti altri fattori come: la debolezza dell’offerta di molti paesi ancora condizionati da una situazione non ottimale post crisi globale. In Europa i mercati del lavoro in molti casi presentano ancora elevati tassi di disoccupazione, cosa che difficilmente può alimentare una ripresa dei salari e quindi dei costi di produzione. La domanda invece sta dando segnali più convincenti di ripresa, ma non riesce ad attivare inflazione. Negli USA l’inflazione ha mostrato qualche segnale più convincente di ripresa probabilmente perchè il paese si trova praticamente in una situazione di piena occupazione (ovvero il tasso di disoccupazione è inferiore al 5%), i salari stanno crescendo e ciò sta in parte controbilanciando le pressioni disinflazionistiche determinate dal basso prezzo del petrolio. Si possono anche considerare altri fattori globali come la svalutazione delle valute emergenti che ha agito come altra componente disinflaizonistica globale. Restando sul tema valutario, una svalutazione della valuta, ad esempio dell’Euro, può determinare effetti inflazionistici: infatti l’Europa compra energia in dollari e se l’euro si svaluta, il costo del petrolio in euro sale".

Quali implicazioni ha la dinamica dell’inflazione negli investimenti?

"Queste considerazioni aiutano a capire la complessità che sta dietro ai trend economici globali e al tema inflazione. L’inflazione ha molte implicazioni anche per gli investimenti. Infatti una bassa inflazione, come quella attuale, contribuisce anche a tenere bassi i tassi. Ciò è positivo perchè ci sono meno rischi di rialzo dei tassi, ma ha anche implicazioni sfavorevoli legate ad esempio alla ricerca di rendimento da parte degli investitori che è diventata più difficile e comporta un approccio globale e trasversale tra le varie asset class".

Tenendo conto che i prezzi delle materie prime (e del petrolio in particolare) sono ai minimi dal 2003 non c'è il pericolo che un loro aumento (che da questi prezzi può essere anche brusco) possa provocare una impennata dell'inflazione nel medio termine?

"Al momento si sta osservando un trend meno sfavorevole nei prezzi del petrolio e delle materie prime. È troppo presto per pensare ad un’inversione di tendenza. Tuttavia una fase di stabilità e di ripresa dei prezzi di petrolio e materie prime può favorire una minore pressione disinflazionitica e alla lunga un ripresa d’inflazione. L’inflazione può scappare di mano? Forse si. L’ingente quantità di liquidità che le banche centrali hanno iniettato nei sistemi finanziari negli ultimi anni, insieme a una ripresa più convincente dell’economia potrebbe provocare una ripresa dell’inflazione superiore alle attese. Al momento tuttavia questo scenario sembra prematuro. I rischi restano ancora improntati al ribasso".
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