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Dollaro, tutte le implicazioni internazionali se si arresta la sua corsa

Dal 2014 il dollaro è salito di circa il 23% ma ora Trump vorrebbe fermarne la corsa per dare fiato all’export: le implicazioni su Europa, Asia e mercati emergenti.

11 Maggio 2017 - 7:21
Donald Trump sembra aver abbandonato la politica del dollaro forte e questo potrebbe avere conseguenze significative nei prossimi 100 giorni. Lo sostiene Keith Wade, Chief Economist & Strategist di Schroders che, tuttavia, ricorda come i margini di influenza del Presidente americano sul biglietto verde siano limitati: l’outlook della moneta sarà determinato da un ampio spettro di fattori. Innanzitutto, sembra che, nonostante una rivalutazione di quasi il 23% dal luglio 2014, il dollaro forte non rappresenti un freno per gli Stati Uniti. Il deficit delle partite correnti resta intorno all’1,5% del PIL ed è rimasto relativamente stabile dal 2014. Lo stesso, tuttavia, non si può dire esaminando la differenza tra export e import reali: emerge infatti che le esportazioni nette sono rimaste stabili fino circa al 2014, quando hanno iniziato a deteriorarsi e a pesare sull’economia. “Le valute tendono a muoversi in anticipo rispetto ai tassi, in quanto gli investitori rivedono le loro aspettative in termini di rendimenti. Anche nei precedenti cicli di inasprimento della Fed, il dollaro in media si è leggermente indebolito o è rimasto laterale dopo che il Fomc ha iniziato ad alzare i tassi. Lo stesso sembra avvenire oggi” puntualizza Keith Wade che poi esamina le implicazioni derivanti da un possibile freno al rafforzamento del dollaro. “Innanzitutto verrebbe rimosso un fattore deflazionistico per l’economia USA. I prezzi delle importazioni salirebbero più rapidamente, facendo accelerare l’inflazione. La Fed lo considererebbe come un allentamento delle condizioni monetarie e dovrebbe tenerne conto nelle valutazioni sulla politica monetaria” spiega Keith Wade che, d’altro canto, intravede possibili impatti sulle politiche monetarie di BCE e Bank of Japan (BoJ), qualora la correzione del biglietto verde fosse pronunciata. “Al contrario, per i mercati emergenti, un dollaro meno forte rappresenterebbe una spinta favorevole, per via dei prestiti in dollari. Il periodo di rafforzamento del biglietto verde è coinciso con la sottoperformance dei mercati azionari emergenti rispetto al resto del mondo. Negli ultimi mesi, questa performance si è stabilizzata e potrebbe invertire la rotta se il dollaro si indebolisse” conclude Keith Wade.
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