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Investire in rame? Può essere una miniera d'oro

Chi ha puntato sul metallo giallo come bene rifugio non ha avuto grandissime soddisfazioni, ma il “cugino povero” potrebbe essere un’alternativa valida, grazie a energia rinnovabile e auto elettriche.

15 Marzo 2018 - 9:23
L’oro è considerato il bene rifugio per eccellenza, soprattutto quando l’inflazione galoppa e si mangia il valore del reddito. Ma l’inflazione è il grande assente di questi tempi, e infatti il prezzo del metallo giallo si muove in modo laterale: negli ultimi anni non è uscito da un range tra 1.150 e 1.350 dollari l’oncia. Il "cugino povero" dell’oro, il rosso rame, da un paio d’anni è in fase di recupero, con il prezzo risalito dall’area 2 dollari la libbra agli attuali 3 dollari. Siamo ancora lontani dai picchi in area 4,5 dollari toccata cinque anni fa in pieno boom delle commodities, ma il trend potrebbe continuare soprattutto grazie a due fattori: diffusione dell’auto elettrica e crescita delle energie rinnovabili.

DOMANDA IN CRESCITA

La produzione e la ricerca di nuovi giacimenti sono in ripresa proprio per la domanda crescente di rame da utilizzare nei circuiti elettrici delle auto di nuova generazione e per il trasporto dell’energia prodotta, in sempre maggiori quantità, da fonti rinnovabili. Un trend che sta più che compensando il minor utilizzo di rame nelle telecomunicazioni, con la crescita della banda larga che viaggia su fibra ottica e sempre meno sul vecchio doppino di rame. APPROFONDIMENTO I migliori beni rifugio? Né oro, né mattone, né diamanti: sono le azioni

DAL CILE ALLA MONGOLIA

In termini di prezzo alla tonnellata, il rame è rimbalzato a circa 7.000 dollari dai minimi in area 4.300 dollari toccati all’inizio del 2016. Allo stesso tempo le risorse del più grande produttore di rame del mondo, il Cile, stanno man mano invecchiando ed esaurendosi, con le grandi compagnie alla ricerca di nuovi giacimenti. Una meta delle esplorazioni è la Mongolia, dove sta investendo molto una delle più grandi imprese minerarie del mondo, l’anglo-australiana Rio Tinto. In Mongolia infatti sono diffuse le formazioni rocciose di porfido, ricche di rame come quelle cilene. [caption id="attachment_124556" align="alignnone" width="548"]L'andamento del prezzo del rame (dollari/libbra) L'andamento del prezzo del rame (dollari/libbra)[/caption]

ETF COMPLICATI

Il problema per l’investitore che volesse investire in rame è quali strumenti finanziari utilizzare. Ci sono gli Etf, quotati anche in Italia, ma a differenza di quelli sull’oro e sull’argento non sono particolarmente diffusi, e spesso sono poco liquidi. Si può comprare direttamente il metallo alla tonnellata al LME oppure i futures a Chicago, ma è roba da professionisti e grandi fondi. La strada più semplice sembra alla fine investire direttamente sui grandi titoli minerari, quotati a Londra e Wall Street, specializzati nel rosso metallo. Titoli che negli ultimi anni hanno sofferto parecchio ma già dal 2017 hanno iniziato a risollevarsi. APPROFONDIMENTI Il “ritorno” delle materie prime. Ma attenzione a cosa si sceglie

TITOLI SPECIFICI

Come Southern Copper Corporation, che offre anche un dividendo interessante, o come Freeport-McMoRan, primo nel rame al mondo, che di recente ha annunciato il ritorno al dividendo dopo anni di sofferenza. Da segnalare anche la britannica BHP Billiton, una compagnia mineraria molto diversificata, la Anglo American, nel settore minerario da oltre un secolo, e la già citata Rio Tinto, che paga un dividendo decisamente elevato, oltre il 4%.
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