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La politica si riprende la scena: ecco quattro rischi da pesare

Forse è il momento di tornare a guardare a economie e mercati in un’ottica meno globale e più diversificata, attenta a cogliere le opportunità ma anche a prevenire i rischi caso per caso.

3 Agosto 2018 - 5:50
Il ritorno della politica come driver principale della direzione di economie e mercati sta emergendo come il grande tema su cui deve misurarsi l’investitore globale che guarda al lungo termine, con tutte le implicazioni, anche negative, del caso. Il tema è al centro delle riflessioni dei gestori che cercano un orizzonte non solo congiunturale e guardano alle implicazioni delle scelte della politica sulla fiducia di imprese e consumatori, a cominciare da quelle che riguardano il fenomeno ormai noto come ‘guerra dei dazi’. Pascal Blanqué e Vincent Mortier, rispettivamente Chief Investment Officer e Deputy Chief Investment Officer di Amundi Asset Management, scrivono in un recente report di “non credere ancora” che una guerra commerciale totale sia probabile e continuano ad attendersi una crescita economica accettabile, anche se in decelerazione e meno sincronizzata. Ma osservano che, anche se solo parlata e non apertamente guerreggiata, la contesa sui dazi potrebbe influenzare la fiducia delle aziende e i piani di investimento, interferendo anche con il cammino verso la normalità monetaria intrapreso dalle banche centrali, a cominciare dalla Federal Reserve.

PUNTA DELL’ICEBERG

Secondo Blanqué e Mortier il confronto sul commercio è solo “la punta dell’iceberg” in un contesto geopolitico molto più complesso segnato appunto dall’ingresso “in un’era di dominio politico rispetto a quello economico”. E non si riferiscono solo all’America di Donald Trump, perché nuove forze, più interne, con sfumature nazionaliste, stanno sostenendo le nuove agende politiche in tutto il mondo. Questo rende probabile un aumento degli accordi bilaterali rispetto all’era del multilateralismo e possibili minacce alla stessa globalizzazione.

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IL NUOVO ORDINE

Il report dei due manager di Amundi sottolinea soprattutto quattro aspetti. Il primo riguarda le implicazioni di lungo termine dei nuovi rischi: in futuro sarà sempre meno possibile definire uno scenario centrale che sostenga le decisioni di investimento facendo venir meno opportunità di esposizione al rischio. Il secondo riguarda il “nuovo ordine” che sta emergendo, con forze in gioco che puntano a divergenze delle performance economiche e di mercato. Questo implica per l’investitore un ritorno dopo 30 anni alla diversificazione internazionale, con approcci diversificati ai mercati globali. Il terzo aspetto riguarda il rischio debito, che potrebbe aumentare sulla spinta di politiche fiscali promosse dall’ondata populista, un rischio particolarmente preoccupante tenendo conto della forte crescita del debito mondiale dopo la crisi del 2008. Infine saranno possibili crescenti pressioni politiche sulle banche centrali, in particolare negli Stati Uniti. Secondo Blanqué e Mortier il mercato non ha ancora prezzato la minaccia all’autonomia e alla credibilità delle banche centrali, ma la monetizzazione dei deficit e dei debiti potrebbe diventare una forte tentazione per la politica in molti paesi.

SFRUTTARE L’ULTIMA FASE

Alla luce di tutto questo il report di Amundi raccomanda una limitata esposizione direzionale sugli asset più rischiosi, con tre temi in evidenza per i prossimi mesi: la possibilità di sfruttare l’ultima fase del ciclo focalizzandosi sui mercati azionari con una forte crescita degli utili, come quello americano, o spostandosi verso il value in Europa; sfruttare le divergenze delle politiche monetarie andando sulle scadenze del debito più brevi in Europa e restando neutri sugli USA; selezione sugli emergenti, con una preferenza per l’azionario cinese, e cautela sull’obbligazionario. Altro elemento da considerare sono le divergenze sulle performance dei mercati azionari dovute alle tensioni commerciali. Blanqué e Mortier vedono un outlook per l’azionario in generale “ancora costruttivo su base relativa” ma, considerando le aspettative di una volatilità in aumento, incoraggiano un approccio cauto, con una limitata concentrazione del rischio in aree e settori specifici e un focus sulla qualità e sullo stock picking.

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DIVERSIFICARE NELLA SOSTENIBILITA'

Guardando più al lungo termine alla ricerca di fonti aggiuntive di diversificazione, il report di Amundi segnala il tema delle infrastrutture per la transizione energetica, osservando che gli investimenti legati alle tematiche ambientali sono cresciuti considerevolmente in Europa negli ultimi cinque anni e continueranno in questo trend, perseguendo così la sostenibilità in un contesto normativo favorevole.
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