Assogestioni

Risparmio gestito, raccolta di nuovo in forte attivo ad agosto

Dopo tre mesi, ad agosto la raccolta dell’industria italiana del risparmio gestito è tornata in attivo per 2,5 miliardi. Ma prosegue la fuga dai fondi obbligazionari e dalle gestioni retail.

25 Settembre 2018 - 10:17
C’era molto attesa per conoscere i dati di Assogestioni sulla raccolta netta di agosto dell’industria italiana del risparmio gestito. Erano infatti tre i mesi di fila in cui il saldo era finito in rosso e si temeva l’inizio di una possibile inversione di tendenza dopo anni di forte crescita per il settore. Ma agosto ha sgomberato ogni dubbio mostrando un dato perentorio: 2,5 miliardi di euro di raccolta netta mensile che porta a 11,8 miliardi il totale di flussi in ingresso da inizio anno.

GIOCO DI SQUADRA TRA FONDI E GESTIONI

Ma, forse, ancora più importante è constatare come il risultato mensile sia frutto di un contributo quasi paritetico da parte sia dei fondi comuni e dei comparti di SICAV(che hanno contabilizzato 1,15 miliardi di sottoscrizioni nette mensili) e sia delle gestioni di portafoglio (1,4 miliardi).

GESTIONI RETAIL IN ROSSO

Tutto bene quindi? Qualche aspetto ancora non convince. Per esempio, tra le gestioni di portafoglio, mentre quelle dedicate agli investitori istituzionali hanno chiuso agosto in attivo per 1,4 miliardi, quelle studiate e promosse presso il pubblico retail sono finite in rosso per 24 milioni: un risultato che, peraltro, è in linea con quelli dei mesi precedenti e che porta la raccolta netta delle gestioni retail da inizio anno a -1,1 miliardi.

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ANCORA FUGA DAI FONDI OBBLIGAZIONARI

Nell’ambito invece dei fondi comuni, sono gli obbligazionari a suscitare più di una perplessità. Anche ad agosto sono stati riscattati a mani basse dai risparmiatori per 761 milioni (mentre tutte le altre categorie di fondi vantano saldi positivi), portando il loro disavanzo (in termini di raccolta netta) da inizio anno a quasi 17 miliardi. Il problema per questi fondi è che lo scenario resta improntato ad un graduale rialzo dei tassi di interesse e se questi salgono i prezzi delle obbligazioni, che si muovono in direzione opposta ai tassi, scendono provocando perdite in conto capitale che non si possono arginare con le cedole ridotte all’osso.

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LONTANI ANCHE DAL DEBITO EMERGENTE

Inoltre, a differenza del 2017, quest’anno, anche alcune sotto- categorie di fondi obbligazionari (a cominciare, ma non solo, da quelli specializzati sul debito emergente) invece che fornire possibilità di extra rendimento rispetto ai bond della zona euro hanno accusato ingenti perdite tenendo lontani anche gli investitori più inclini al rischio.
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