Dialogo costruttivo

Perché gli investitori devono interagire con le compagnie petrolifere

La transizione energetica determinerà un peso crescente delle energie rinnovabili. Ma Candriam, da oltre 20 anni impegnata negli investimenti sostenibili, non disdegna le compagnie petrolifere più avanzate nelle loro pratiche ambientali

di Leo Campagna 29 Luglio 2020 - 8:52
Dall'inizio della crisi Covid-19, che per l'Europa e gli Stati Uniti si può far risalire ai primi di marzo, diversi fondi ESG hanno registrato una performance superiore alla media di mercato e ai benchmark. Un trend che si è mosso in parallelo all’inizio della sensibile correzione dei prezzi del petrolio. Secondo gli esperti di Candriam, sebbene essere sottopeso in un settore, quello petrolifero, con performance inferiori abbia chiaramente giocato un ruolo, non è la sola ragione capace di spiegare la sovraperformance dell'ESG.

FAVORIRE LE COMPAGNIE OIL CON LE PIÙ AVANZATE PRATICHE AMBIENTALI

Anche perché, se è vero che le compagnie petrolifere e del gas rappresentano ancora una quota significativa del mercato nell’ambito delle obbligazioni high yield, il loro peso nell'indice MSCI World è intorno al 5 per cento. In realtà, l’analisi ESG tende ad allontanarsi dalle sabbie bituminose o dalle attività idrauliche di ‘fracking’: le strategie ESG, anche se investite in compagnie energetiche, sono state in grado di evitare il peso degli elementi di mercato più esposti al crollo del prezzo del petrolio. “La maggior parte delle nostre strategie basate sull’analisi interna ESG non esclude le compagnie petrolifere ma ci porta a favorire quelle che sono le più avanzate nelle loro pratiche ambientali, e che sono state meno punite dagli investitori su base relativa” spiegano i professionisti di Candriam, facendo riferimento in particolare alla loro strategia globale ad alto rendimento.

LE IMPLICAZIONI DI UN PETROLIO A BASSO COSTO

Un altro tema dibattuto è se il petrolio a basso costo costituisca una minaccia per la transizione energetica. A questo proposito è interessante notare come le azioni dell’energia alternativa presentino una limitata correlazione con i prezzi del petrolio (vedi grafico sotto). Il petrolio costituisce solo il 5% circa della produzione di energia dove invece il carbone e il gas naturale rappresentano insieme oltre il 60%. “La convenienza delle energie rinnovabili è quindi più legata ai prezzi del gas naturale che non si muovono di pari passo con i prezzi del petrolio a causa delle diverse dinamiche del mercato e poiché i contratti sul gas tendono a essere negoziati per coprire diversi anni di fornitura. I recenti deboli prezzi del petrolio potrebbero avere un impatto significativo sulla domanda di energia rinnovabile solo se dureranno nel tempo”, argomentano gli esperti di Candriam.

GLI INVESTITORI DEVONO INTERAGIRE CON LE COMPAGNIE PETROLIFERE

La transizione energetica richiede però anche un costante impegno politico. In Europa l'attuale Commissione europea si è schierata per affrontare i cambiamenti climatici definendo ciò che può essere considerato un'attività "verde": ma nessuno si illuda che l’epoca del greggio sia finita. “Rappresenta ancora circa il 34% del consumo globale di energia primaria. Il nostro ruolo di investitori è quello di assicurarci che le compagnie petrolifere riducano le loro esternalità ambientali negative e usino le loro ingenti risorse di bilancio per promuovere la transizione energetica”, specificano i professionisti di Candriam. “Abbiamo sostenuto a lungo le risoluzioni degli azionisti chiedendo alle compagnie petrolifere di integrare i requisiti dell'accordo di Parigi nella loro pianificazione strategica. Abbiamo anche affiancato direttamente molte di esse nel ritirare il loro sostegno ai gruppi di pressione che diffondono false informazioni sui cambiamenti climatici. Abbiamo bisogno di più investitori che interagiscono con le compagnie petrolifere, non di meno”.
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