Ripresa faticosa

GAM: rotazione azionaria causata dai rallentamenti nella produzione globale

Paolo Mauri Brusa, gestore del team Multi Asset Italia di GAM SGR, individua nelle strozzature degli approvvigionamenti di componenti la causa principale della nuova rotazione dai titoli value ai growth

di Virgilio Chelli 11 Luglio 2021 - 8:30
Di fronte all’enorme domanda dovuta alla ripartenza dell’attività economica globale, le strozzature negli approvvigionamenti di importanti componenti produttive, ulteriormente aggravate dalla congestione dei porti cinesi e dal ritorno di nuovi focolai Covid-19, hanno contribuito all’ennesima rotazione settoriale dai titoli ciclici, noti come ‘value’, a quelli legati alla crescita di lungo termine, vale a dire i ‘growth’ nelle ultime settimane. L’allentamento delle restrizioni a livello globale ha risvegliato infatti la domanda di beni e servizi, ma la carenza di componentistica e la congestione dei porti cinesi stanno causando non pochi problemi alla ripresa dell’attività produttiva in molti settori.

CADUTA DELLA PRODUZIONE TEDESCA

Lo sottolinea un commento di Paolo Mauri Brusa, gestore del team Multi Asset Italia di GAM SGR, non a caso titolato Bottleneck, vale a dire collo di bottiglia, che cita il recente dato della produzione industriale tedesca che ha fatto segnare il maggior calo mensile dal primo lockdown del 2020, con la domanda estera calata di quasi il 7% e quella extra UE addirittura di oltre il 9%. Il settore auto è stato quello più colpito, con la produzione che solo a giugno è scesa del 15%. Se le aziende non riescono a soddisfare la domanda a causa della mancanza di componenti, rileva Mauri Brusa, è inevitabile che i clienti si rivolgano altrove, dove c’è maggior disponibilità.

IL CASO DELLE AUTO USATE

Ma l’esperto di GAM sottolinea che il problema di approvvigionamento di componenti non è solo tedesco, ma riguarda tutte le maggiori economie, come mostra ad esempio l’aumento vertiginoso dei prezzi delle auto usate negli Stati Uniti ad aprile, che ha contribuito alla recente fiammata dell’indice dei prezzi al consumo. Molte aziende cercano di correre ai ripari aggiustando la programmazione produttiva in base alla componentistica disponibile in magazzino. Ad esempio, se scarseggia la gommapiuma per le imbottiture dei sedili, la produzione dei veicoli a 4 e 3 posti viene sospesa e sostituita da quella dei veicoli a 2 posti. Ma la flessibilità operativa è solo un palliativo temporaneo, che non può durare ancora a lungo.

LA CONGESTIONE DEI PORTI CINESI

Il problema degli approvvigionamenti di componenti si è aggravato negli ultimi mesi anche per la congestione dei porti cinesi, che non riescono a smaltire l’enorme domanda, e per il ritorno di nuovi focolai di Covid-19, che ha costretto a mettere in quarantena uno dei maggiori porti commerciali nel sud della Cina, dal quale parte il 25% dei container diretti negli Usa. Nel frattempo le tariffe per le spedizioni sono più che quadruplicate. L’amministrazione Biden ha appena presentato un piano proprio per affrontare i colli di bottiglia che frenano la ripresa produttiva.

MESI PER TORNARE A REGIME

Il presidente Biden vuol utilizzare i fondi del “Coronavirus Relief Package” per potenziare il manifatturiero domestico e ridurre la dipendenza dai competitor globali per i prodotti considerati strategici per la Corporate America, a partire dai microprocessori. Tutte queste problematiche, osserva l’esperto di GAM, hanno sicuramente contribuito all’ennesima rotazione settoriale da value a growth, già segnalata dallo stesso Mauri Brusa a inizio luglio. Benché il problema degli approvvigionamenti sembri temporaneo, così come forse l’incremento dei prezzi, la conclusione è che indubbiamente che per alcuni settori occorreranno ancora diversi trimestri per tornare a pieno regime.
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