L'analisi

Amundi: Cina sempre più indipendente dagli Usa, cosa cambia per gli investitori

Per Pascal Blanqué, Chief Investment Officer di Amundi, ci sono tre ragioni fondamentali per adottare un approccio graduale e indipendente sugli asset cinesi: liquidità, decorrelazione e solidità del renminbi

di Virgilio Chelli 2 Novembre 2021 - 17:30
financialounge - news
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Con le azioni dei mercati sviluppati altamente correlate e rendimenti obbligazionari contenuti, gli investitori sono alla ricerca di altre fonti di rendimento, e gli asset cinesi potrebbero rivelarsi un utile strumento di diversificazione per i portafogli globali, in quanto sempre più indipendenti in prospettiva da quelli statunitensi. Anche a un livello economico più ampio, sembra giunto per la Cina il momento di uscire dall’ombra degli Stati Uniti, nel confronto per la supremazia economica e finanziaria globale. Dalla crisi del Covid-19, la Cina si è affermata con successo come superpotenza economica mentre gli USA hanno perso terreno, intrappolati nella guerra commerciale, e il tapering della Fed in arrivo potrebbe favorire ancora di più la Cina.

AL RIPARO DAI VENTI CONTRARI


Lo sostiene un’analisi di Pascal Blanqué, Chief Investment Officer di Amundi, che vede al lavoro le forze rappresentate dall’internazionalizzazione del renminbi come valuta chiave per il commercio, i capitali, le riserve e i risparmi, e il riequilibrio della crescita cinese verso motori di domanda endogeni, il che potrebbe aumentare l’indipendenza del ciclo cinese rispetto ai ‘venti contrari’ globali e alla forza statunitense. Secondo l’esperto di Amundi le politiche conservatrici di Pechino e la forza della valuta sono state la chiave per raggiungere questi obiettivi, che la Cina ha realizzato con coerenza e con disciplina. La Cina ha resistito alla tentazione di esperimenti monetari e sociali non ortodossi, a differenza di molte economie emergenti, mentre gli Stati Uniti si sono affidati alla compiacenza monetaria.

HA RESISTITO ALLA TENTAZIONE DI SVALUTARE


La tentazione di svalutare durante la guerra commerciale è stata secondo Blanqué una trappola tesa dall’allora presidente Trump per mettere a repentaglio gli sforzi di internazionalizzazione del renminbi e sfidare i piani cinesi di riequilibrare il modello di crescita. La Cina non ha abboccato e il renminbi è diventato una specie di nuovo ‘marco tedesco’ per tutta l’Asia e potrebbe diventare un’alternativa al dollaro per la regione, soprattutto nei paesi che partecipano alla Belt & Road. La creazione di un blocco valutario asiatico come quello del marco 40 anni fa potrebbe fornire un certo isolamento dai ‘venti contrari’ nell’equazione commerciale.

TRE PUNTI DI FORZA


La principale implicazione per gli investimenti è che gli asset cinesi non sono più periferici o emergenti, per tre ragioni: la liquidità degli attivi cinesi sia azionari che obbligazionari, la maggior autonomia del ciclo cinese, e appunto la solidità della moneta. Secondo Blanqué gli asset cinesi sono probabilmente il principale rifugio per rendimenti reali positivi in futuro, in un’arena globale oggi guidata dagli Stati Uniti e influenzata dall’iper-keynesianismo, che si materializza nell’inflazione, nell’erosione del valore della valuta o in premi di rischio più elevati. Inoltre, la maggior autonomia del ciclo e l’isolamento da fattori economici, finanziari e geostrategici globali offriranno maggiori benefici di diversificazione. Il passaggio da produzioni a basso valore aggiunto ad un’economia basata sull’innovazione potrebbe offrire opportunità in settori strategici come semiconduttori, intelligenza artificiale, automazione e robotica.

L’AVANZATA NELLA RICERCA E SVILUPPO


Blanqué ricorda che la Cina spende moltissimo in ricerca e sviluppo, con una crescita negli ultimi 20 anni di oltre il 15% l’anno contro il 3% negli Stati Uniti. Questo ha aiutato la Cina a raggiungere la leadership globale in aree chiave, come l’intelligenza artificiale, mentre è stata il più grande investitore globale nell’energia pulita negli ultimi 10 anni. Oggi i titoli growth cinesi sono in gran parte giganti di Internet, ma campioni locali emergono dalla spinta all’innovazione, aziende orientate alla crescita e disponibile per la diversificazione degli investimenti, che potrebbero diventare campioni nazionali o addirittura nuovi leader mondiali. La Cina resta è in ritardo in altre aree, come chip e semiconduttori, dove dipende ancora dalla catena di approvvigionamento globale.

RENMINBI RISERVA DI VALORE


Infine, come in passato per il marco tedesco e poi l’euro, gli investitori globali potrebbero considerare il renminbi come riserva di valore, a fronte di un dollaro potenzialmente penalizzato dall’espansione del bilancio federale e dalla politica della Fed. Secondo Blanqué, queste tendenze possono solo accelerare il passaggio degli investimenti in renminbi a componente fondamentale dei portafogli globali. Non si sono ancora viste tutte le conseguenze del cambiamento, ma l’esperto di Amundi non si aspetta che siano drammatiche. La Cina, in quanto secondo detentore di Treasury USA al mondo, ha poco interesse a innescare una crisi disordinata del dollaro, e mentre aumenta la sua indipendenza e influenza, questo legame finanziario sarà meno necessario, ed è probabile che diventi il nuovo fronte della guerra commerciale.
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