I cambiamenti in atto

Big Tech sempre pilastri del portafoglio, con un punto di domanda su Facebook

Microsoft ormai a pieno titolo nella pattuglia, i grandi tecnologici continuano a essere fondamentali, anche se gli utili corrono meno dei fatturati. La svolta di Zuckerberg non convince, e alla fine Tesla sembra più tech

di Stefano Caratelli 2 Novembre 2021 - 7:07
financialounge - news
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I FAAMG, come molti analisti e case d’investimento ormai chiamano Facebook, Amazon, Apple, Microsoft e Google, avendo sostituito la N di Netflix con la M di Microsoft, potrebbero cambiare ancora nome in MAANG, per adeguarsi alla decisione di Mark Zuckerberg di diventare il social del nuovo Meta-verso destinato a sostituire il vecchio Universo ormai datato. Ma potrebbero anche diventare TAANG, lasciando cadere la F della casa di Menlo Park e sostituendola con la Tesla di Elon Musk. Dopo le trimestrali, per alcuni versi deludenti in termini di utile netto soprattutto per Apple e Amazon, gli investitori si chiedono cosa riservi il futuro ai Big Tech, protagonisti della corsa di Wall Street dell’ultimo decennio, accelerata ancora dalla pandemia. Nessuno o quasi crede che possano essere a fine corsa, con l’eccezione anche qui di Facebook, ma sono anche pochissimi ad aspettarsi che restino una macchina moltiplicatrice dei capitali che vi vengono allocati.

UTILI E FATTURATI A DUE VELOCITÀ


La prima cosa da guardare sono i fondamentali, che tracciano due percorsi diversi in termini di utili e di fatturato. Quest’ultimo continua a viaggiare a gonfie vele, con le stime per l’intero anno che puntano a una crescita a due cifre, mentre sui primi, soprattutto per quanto riguarda le due A, si profila una frenata sia per il quarto trimestre che per tutto il 2021. Sui colossi di smartphone ed e-commerce pesano le strozzature produttive e distributive che rallentano la produzione e la distribuzione di beni di consumo e rendono più difficile rincorrere una domanda sempre più forte, e nel caso di Amazon si aggiungono i forti investimenti che si prepara a fare in tecnologia e forza lavoro per mantenere elevato il potenziale di crescita, mentre su Apple pesano anche i crescenti costi di adeguamento regolatorio. Google e Microsoft soffrono molto meno per i colli di bottiglia, essendo meno dipendenti dalle forniture di componenti e dalla logistica.

DALLA PASSIONE TRAVOLGENTE ALLA RELAZIONE STABILE


Tutta la pattuglia è avviata a continuare a battere il resto del mercato anche nel quarto trimestre, ma solo in termini di fatturato che cresce rotondamente a due cifre, mentre gli utili sono attesi nella parte bassa dell’area a una sola cifra, ben sotto quelli dell’intero S&P 500. Insomma, il meglio di una storia d’amore infuocata tra investitori e Big Tech forse sta diventando un bel ricordo, ma potrebbe trasformarsi in una relazione solida e duratura non senza vantaggi. Il primo è rappresentato dalla stabilizzazione di portafoglio che questi titoli saranno in grado di offrire ancora per molti anni, come fu a suo tempo per General Electric, IBM, General Motor, 3M, e via dicendo. La loro forza sta in una leadership tecnologica e di mercato talmente vasta e consolidata da essere difficilmente attaccabile da chi la volesse sfidare. Il discorso può essere invece diverso per Facebook, alla fine più media company, anche se forte di qualche miliardo di utenti globali, che big tech.

ALLA FINE FACEBOOK RESTA UNA MEDIA COMPANY


I tentativi finora fatti da Zuckerberg di andare a mangiare il mercato di Amazon o Apple, entrando nell’e-commerce con la moneta virtuale, non sono andati da nessuna parte, mentre potrebbe succedere l’opposto. Ora Facebook rilancia dove è già forte, ma i margini di crescita sembrano limitati, alla fine non vende un prodotto o un servizio, ma comunicazione, anche se in modalità diversa rispetto ai vecchi media. Ora vuol trasformarsi da media company in ‘metaverse’ company, che invece di contenuti da fruire o produrre offre la possibilità di diventarne protagonisti, immergendosi in una nuova realtà virtuale che è ormai la sola che conta. Brian Merchant scrive su The Atlantic che la decisione ha tre motivazioni: marketing, l’ego di Zuckerberg, e una Silicon Valley alla disperata ricerca della prossima ‘grande idea’ capace di cambiare le regole del gioco.

IN TESLA INNOVAZIONE E TECNOLOGIA SONO TUTTO


Ma quale è la novità tecnologica che può cambiare la vita di tutti migliorandola? Tutta diversa la storia di Tesla, ancora classificata come titolo automobilistico, dove la tecnologia e l’innovazione che cambia la vita sono tutto. Certo, Tesla è cara, beato chi l’ha comprata una decina d’anni fa a meno di 10 dollari o anche solo un paio d’anni fa a 100. La tentazione di portare a casa il profit è sicuramente fortissima, ma finora si è anche rivelata una decisione sbagliata. Forse è più sensato, per chi avesse fatto la stessa scelta nel 2012 comprando Facebook intorno ai 30 dollari alleggerire oggi dopo aver decuplicato. In ogni caso, la tecnologia sembra il posto giusto dove stare e rimanere, sia per garantire solidità al portafoglio con i Big Tech, sia per andare alla ricerca dei Big di domani. Che Facebook faccia parte a pieno titolo della categoria resta un punto interrogativo.

BOTTOM LINE


L’inflazione è (ancora) alta, il PIL USA rallenta, la Fed si prepara ad annunciare la riduzione degli acquisti, ma le nuove tasse di Biden sulle imprese sembrano molto più contenute del previsto e le trimestrali di Wall Street continuano a macinare utili, con le stime per il 2022 che continuano ad essere riviste al rialzo. Un portafoglio equilibrato e proiettato nel lungo termine non sembra poter fare a meno dei pilastri dei Big Tech, stando attenti a cosa c’è dentro, seguendo per il resto le rotazioni settoriali e regionali sia dal punto di vista tattico che strategico. Per questo è indispensabile informarsi, studiare e non rinunciare al supporto di un professionista della consulenza finanziaria.
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