Lo scontro
Il New York Times fa causa a OpenAI (ChatGPT) e Microsoft per violazione del copyright
Secondo i legali del quotidiano, le due società avrebbero utilizzato articoli protetti per addestrare i chatbot che ora fanno concorrenza allo stesso New York Times. Chiesti miliardi di dollari di danni
di Antonio Cardarelli 27 Dicembre 2023 15:28
Il New York Times ha citato in giudizio OpenAI, società che ha creato ChatGPT, e Microsoft con l’accusa di aver violato il copyright su milioni di articoli. Secondo i legali del quotidiano, gli articoli sarebbero stati usati addestrare i chatbot basati sull’intelligenza artificiale, che ora sono diventati i principali competitor dello stesso New York Times.
Come riportato sullo stesso sito del quotidiano americano, al momento la richiesta di danni è generica e fa riferimento a “miliardi di dollari in danni statuari e reali”. Ma soprattutto si chiede lo stop all’utilizzo di materiale protetto da copyright per l’addestramento di chatbot o altri algoritmi che sfruttano poi queste conoscenze per andare a fare concorrenza ai proprietari stessi degli articoli “violati”.
La notizia è stata ripresa con grande evidenza da tutti i principali siti di informazione, americani e non solo. Si tratta, infatti, di una causa che potrebbe aprire scenari importanti nel mondo dei media, sempre più sotto pressione per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Secondo la causa intentata dal Nyt, l’uso indiscriminato di proprietà intellettuali da parte di sistemi basati sull’intelligenza artificiale rappresenta un danno per il brand, perché i chatbot, a volte, avrebbero attribuito erroneamente al New York Times l’origine di informazioni non corrette o completamente false. Lo scorso 17 agosto il Nyt aveva bloccato il crawler di OpenAI, che serviva appunto a scandagliare le notizie del sito per poi metterle a disposizione, secondo la versione del Nyt, dei propri chatbot.
CHIESTI MILIARDI DI DOLLARI DI DANNI
Come riportato sullo stesso sito del quotidiano americano, al momento la richiesta di danni è generica e fa riferimento a “miliardi di dollari in danni statuari e reali”. Ma soprattutto si chiede lo stop all’utilizzo di materiale protetto da copyright per l’addestramento di chatbot o altri algoritmi che sfruttano poi queste conoscenze per andare a fare concorrenza ai proprietari stessi degli articoli “violati”.
DANNI DI IMMAGINE PER IL BRAND
La notizia è stata ripresa con grande evidenza da tutti i principali siti di informazione, americani e non solo. Si tratta, infatti, di una causa che potrebbe aprire scenari importanti nel mondo dei media, sempre più sotto pressione per l’utilizzo dell’intelligenza artificiale. Secondo la causa intentata dal Nyt, l’uso indiscriminato di proprietà intellettuali da parte di sistemi basati sull’intelligenza artificiale rappresenta un danno per il brand, perché i chatbot, a volte, avrebbero attribuito erroneamente al New York Times l’origine di informazioni non corrette o completamente false. Lo scorso 17 agosto il Nyt aveva bloccato il crawler di OpenAI, che serviva appunto a scandagliare le notizie del sito per poi metterle a disposizione, secondo la versione del Nyt, dei propri chatbot.
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