L'analisi
PGIM Fixed Income: ecco i possibili impatti dei dazi sulle obbligazioni societarie Ue
C'è però spazio per una soluzione vantaggiosa per USA e UE nel migliorare le relazioni commerciali nell’ambito dell'agricoltura, della difesa e dell'energia: una possibile via d'uscita che potrebbe risultare win-win per entrambi
di Leo Campagna 1 Aprile 2025 10:03

L'Europa potrebbe essere più vulnerabile economicamente rispetto al primo mandato di Trump ma sembra anche molto più preparata. Lo ha sottolineato Tom Porcelli, economista capo degli Stati Uniti presso PGIM Fixed Income, nell’incontro organizzato per cercare di valutare le prospettive sugli emittenti di credito europeo con altri tre esperti: Katharine Neiss, Deputy Head of Global Economics and Chief European Economist, Peter Allan, Head of European Credit Research e Chris Roberts, European Investment Grade Credit Research Analyst.
“Molto dell’import dell’UE dagli USA” fa presente Neiss “è più sotto forma di input intermedi che non impatta direttamente nel paniere dei consumi e quindi è meno probabile che ci sia uno slancio all'inflazione, il che rende la risposta politica un po' più facile. E’ inoltre possibile anche imporre restrizioni agli investimenti e agli appalti pubblici. Senza trascurare la grande notizia: probabilmente vedremo molta più spesa fiscale in Europa, e questo dovrebbe anche significare che in futuro la regione sarà così vulnerabile economicamente come forse sembrava solo poche settimane fa”.
Resta il fatto l'incertezza ha già pesato sulla crescita. Il consumatore europeo si è trattenuto mentre gli investimenti privati sono risultati eccezionalmente deboli in Europa, soprattutto nei grandi paesi centrali come la Germania. Con le famiglie e le aziende che hanno rimandato qualsiasi decisione di spesa. “E’ vero” ammette Neiss “che la Germania ha appena preparato un enorme pacchetto fiscale ma lo spazio analogo in altri paesi Ue appare limitato. Quello che mi piacerebbe davvero vedere e che penso sarebbe un vero aspetto positivo, non sono più annunci a livello nazionale per una maggiore fiscalità, ma alcuni cambiamenti complementari a livello UE che possano aumentare il capitale privato”.
Questo è un collegamento perfetto per il parere di Allan, responsabile della ricerca sul credito europeo. “I primi cinque settori rappresentano circa il 44% delle esportazioni UE con i prodotti farmaceutici che da soli valgono il 21%. Nel primo mandato Trump erano esentati da qualsiasi tariffa ed è difficile pensare che siano colpiti stavolta dai dazi perché significa aumentate i costi dell'assistenza sanitaria negli Stati Uniti. Certo, grazie agli alti margini le industrie farmaceutiche potrebbero assorbire una parte dei dazi ma il resto verrebbe trasferito sui consumatori” commenta il manager.
Secondo Allan, considerando che ci sono centinaia di sotto-settori all’interno di quel 44% di esportazioni il quadro da analizzare nel suo insieme è complesso e vale quindi la pena esaminare i singoli emittenti. “La cosa migliore da fare è fare bene l’analisi, capire i propri emittenti, pensare a quale potrebbe essere la gamma di risultati e cercare di posizionarsi di conseguenza e attenersi ai propri nomi preferiti che sono ben gestiti, ben diversificati, e poi alla fine quando si ottiene più chiarezza su dove questo potrebbe andare, allora si può iniziare a pensare alla propria posizione in modo un po' più dettagliato” riferisce il manager.
D’altra parte, è possibile osservare come, in periodi di volatilità, PGIM Fixed Income abbia registrato performance competitive perchè, essenzialmente, si tratta di scegliere i vincitori ed evitare i perdenti. “Abbiamo un team molto ampio di analisti, e il team statunitense è il doppio di quello europeo. Crediamo nei team locali per i mercati locali, quindi comprendiamo i nostri emittenti e i loro mercati nazionali, e fare quell'analisi bottom-up quando sei un gestore attivo piuttosto. Invece che l’analisi macro o gli impatti dei dazi su larga scala, se ti attieni all'analisi individuale, sei in grado di comprendere le aziende in modo approfondito o di scegliere le aziende con le migliori prospettive“ specifica Allan.
Un settore importante al centro dei dazi è quello automobilistico. Secondo Roberts, i produttori di auto potrebbero trasmettere l'impatto tariffario sui prezzi anche se in realtà potrà essere effettuato solo in parte. Poi potrebbero modificare il mix di modelli che offrono e, nel medio termine, produrre più auto negli Stati Uniti: peccato che per quest’ultima opzione siano necessari probabilmente tra i tre e i quattro anni. “Stellantis, in particolare, potrebbe sfruttare qualsiasi capacità in eccesso negli Stati Uniti” aggiunge Roberts.
Allargando l’orizzonte ad una visione più macro Neiss sottolinea come gli Stati Uniti e l'UE siano i partner commerciali e di investimento più grandi e importanti al mondo. Sono il cuore del sistema commerciale globale ma non hanno un accordo di libero scambio. E forse potrebbero siglarlo. C'è sicuramente spazio per una situazione vantaggiosa per entrambi quando si tratta di migliorare le loro relazioni commerciali, soprattutto se si pensa a settori come l'agricoltura e, naturalmente, a settori più sensibili politicamente come la difesa e l'energia. Quindi, c'è sicuramente una via d'uscita che potrebbe essere una manna sia per gli Stati Uniti che per l'Unione Europea” conclude la Deputy Head of Global Economics and Chief European Economist di PGIM Fixed Income.
MOLTA PIU’ SPESA FISCALE IN EUROPA
“Molto dell’import dell’UE dagli USA” fa presente Neiss “è più sotto forma di input intermedi che non impatta direttamente nel paniere dei consumi e quindi è meno probabile che ci sia uno slancio all'inflazione, il che rende la risposta politica un po' più facile. E’ inoltre possibile anche imporre restrizioni agli investimenti e agli appalti pubblici. Senza trascurare la grande notizia: probabilmente vedremo molta più spesa fiscale in Europa, e questo dovrebbe anche significare che in futuro la regione sarà così vulnerabile economicamente come forse sembrava solo poche settimane fa”.
L’INCERTEZZA HA GIÀ PESATO SULLA CRESCITA
Resta il fatto l'incertezza ha già pesato sulla crescita. Il consumatore europeo si è trattenuto mentre gli investimenti privati sono risultati eccezionalmente deboli in Europa, soprattutto nei grandi paesi centrali come la Germania. Con le famiglie e le aziende che hanno rimandato qualsiasi decisione di spesa. “E’ vero” ammette Neiss “che la Germania ha appena preparato un enorme pacchetto fiscale ma lo spazio analogo in altri paesi Ue appare limitato. Quello che mi piacerebbe davvero vedere e che penso sarebbe un vero aspetto positivo, non sono più annunci a livello nazionale per una maggiore fiscalità, ma alcuni cambiamenti complementari a livello UE che possano aumentare il capitale privato”.
I PRIMI CINQUE SETTORI PER L’EXPORT
Questo è un collegamento perfetto per il parere di Allan, responsabile della ricerca sul credito europeo. “I primi cinque settori rappresentano circa il 44% delle esportazioni UE con i prodotti farmaceutici che da soli valgono il 21%. Nel primo mandato Trump erano esentati da qualsiasi tariffa ed è difficile pensare che siano colpiti stavolta dai dazi perché significa aumentate i costi dell'assistenza sanitaria negli Stati Uniti. Certo, grazie agli alti margini le industrie farmaceutiche potrebbero assorbire una parte dei dazi ma il resto verrebbe trasferito sui consumatori” commenta il manager.
VALE LA PENA ESAMINARE I SINGOLI EMITTENTI
Secondo Allan, considerando che ci sono centinaia di sotto-settori all’interno di quel 44% di esportazioni il quadro da analizzare nel suo insieme è complesso e vale quindi la pena esaminare i singoli emittenti. “La cosa migliore da fare è fare bene l’analisi, capire i propri emittenti, pensare a quale potrebbe essere la gamma di risultati e cercare di posizionarsi di conseguenza e attenersi ai propri nomi preferiti che sono ben gestiti, ben diversificati, e poi alla fine quando si ottiene più chiarezza su dove questo potrebbe andare, allora si può iniziare a pensare alla propria posizione in modo un po' più dettagliato” riferisce il manager.
IL VALORE AGGIUNTO DELL’APPROCCIO BOTTOM-UP
D’altra parte, è possibile osservare come, in periodi di volatilità, PGIM Fixed Income abbia registrato performance competitive perchè, essenzialmente, si tratta di scegliere i vincitori ed evitare i perdenti. “Abbiamo un team molto ampio di analisti, e il team statunitense è il doppio di quello europeo. Crediamo nei team locali per i mercati locali, quindi comprendiamo i nostri emittenti e i loro mercati nazionali, e fare quell'analisi bottom-up quando sei un gestore attivo piuttosto. Invece che l’analisi macro o gli impatti dei dazi su larga scala, se ti attieni all'analisi individuale, sei in grado di comprendere le aziende in modo approfondito o di scegliere le aziende con le migliori prospettive“ specifica Allan.
IL SETTORE AUTOMOBILISTICO
Un settore importante al centro dei dazi è quello automobilistico. Secondo Roberts, i produttori di auto potrebbero trasmettere l'impatto tariffario sui prezzi anche se in realtà potrà essere effettuato solo in parte. Poi potrebbero modificare il mix di modelli che offrono e, nel medio termine, produrre più auto negli Stati Uniti: peccato che per quest’ultima opzione siano necessari probabilmente tra i tre e i quattro anni. “Stellantis, in particolare, potrebbe sfruttare qualsiasi capacità in eccesso negli Stati Uniti” aggiunge Roberts.
UN ACCORDO DI LIBERO SCAMBIO STATI UNITI - UE
Allargando l’orizzonte ad una visione più macro Neiss sottolinea come gli Stati Uniti e l'UE siano i partner commerciali e di investimento più grandi e importanti al mondo. Sono il cuore del sistema commerciale globale ma non hanno un accordo di libero scambio. E forse potrebbero siglarlo. C'è sicuramente spazio per una situazione vantaggiosa per entrambi quando si tratta di migliorare le loro relazioni commerciali, soprattutto se si pensa a settori come l'agricoltura e, naturalmente, a settori più sensibili politicamente come la difesa e l'energia. Quindi, c'è sicuramente una via d'uscita che potrebbe essere una manna sia per gli Stati Uniti che per l'Unione Europea” conclude la Deputy Head of Global Economics and Chief European Economist di PGIM Fixed Income.