Scontro commerciale
L’Europa pronta a colpire le Big Tech americane per rispondere ai dazi
Manfred Weber, leader del Ppe, tira in ballo un possibile aumento delle tasse per i colossi tecnologici Usa per rispondere alle tariffe del Liberation Day di Donald Trump
di Antonio Cardarelli 2 Aprile 2025 11:07

Il Liberation Day, o D-Day come lo hanno ribattezzato alcuni in riferimento ai dazi, è arrivato. Questa sera Donald Trump svelerà le decisioni sulle tariffe aggiuntive da imporre ai Paesi che, per dirla con le parole del presidente Usa, “finora hanno fregato l’America”. E l'Europa potrebbe rispondere mettendo nel mirino le Big Tech Usa.
Alcuni Paesi, come il Canada e la Cina, sono già passati al contrattacco dopo aver incassato i primi dazi aggiuntivi imposti da Trump. Altri stanno lavorando per ottenere dazi più blandi, come Messico e Regno Unito. Altri ancora hanno già le contromisure pronte. È il caso dell’Unione europea, che sembra determinata a rispondere colpo su colpo a Trump.
Lo ha fatto capire più volte Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea: “Non vogliamo necessariamente vendicarci ma ci faremo valere”, ha detto al Parlamento europeo. Il concetto è stato ribadito anche da Manfred Weber (nella foto in alto) leader del Partito Popolare Europeo che sostiene von der Leyen. “Se Trump si concentra sui beni europei, noi dovremmo concentrarci di più sui servizi americani. I giganti digitali pagano poco le nostre infrastrutture digitali”, ha fatto sapere Weber. Detto in parole semplici: se Trump colpisce l'Europa con i dazi, noi rispondiamo tassando le Big Tech.
Il leader del Ppe ha quindi messo sul tavolo la ritorsione più temuta dagli americani, quella che potrebbe forse innescare l’escalation temuta da alcuni governi europei (tra cui l’Italia): tasse aggiuntive sui Big Tech. Meta, Apple, X, Microsoft, Netflix, Amazon e altri colossi tecnologici americani, che oggi operano in Europa potendo contare su una tassazione da molti definita fin troppo bassa. Ma la risposta dell’Unione europea sarà valutata solo dopo aver conosciuto i dettagli del Liberation Day di Trump. Ormai manca poco.
DAZI, LE CONTROMISURE DEI PAESI COLPITI
Alcuni Paesi, come il Canada e la Cina, sono già passati al contrattacco dopo aver incassato i primi dazi aggiuntivi imposti da Trump. Altri stanno lavorando per ottenere dazi più blandi, come Messico e Regno Unito. Altri ancora hanno già le contromisure pronte. È il caso dell’Unione europea, che sembra determinata a rispondere colpo su colpo a Trump.
WEBER TIRA IN BALLO LE BIG TECH USA SUI DAZI
Lo ha fatto capire più volte Ursula von der Leyen, presidente della Commissione europea: “Non vogliamo necessariamente vendicarci ma ci faremo valere”, ha detto al Parlamento europeo. Il concetto è stato ribadito anche da Manfred Weber (nella foto in alto) leader del Partito Popolare Europeo che sostiene von der Leyen. “Se Trump si concentra sui beni europei, noi dovremmo concentrarci di più sui servizi americani. I giganti digitali pagano poco le nostre infrastrutture digitali”, ha fatto sapere Weber. Detto in parole semplici: se Trump colpisce l'Europa con i dazi, noi rispondiamo tassando le Big Tech.
LIBERATION DAY E DAZI, IL RISCHIO ESCALATION
Il leader del Ppe ha quindi messo sul tavolo la ritorsione più temuta dagli americani, quella che potrebbe forse innescare l’escalation temuta da alcuni governi europei (tra cui l’Italia): tasse aggiuntive sui Big Tech. Meta, Apple, X, Microsoft, Netflix, Amazon e altri colossi tecnologici americani, che oggi operano in Europa potendo contare su una tassazione da molti definita fin troppo bassa. Ma la risposta dell’Unione europea sarà valutata solo dopo aver conosciuto i dettagli del Liberation Day di Trump. Ormai manca poco.
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