L'analisi
L’asset class da prediligere in tempo di dazi secondo le case d’investimento
Negoziati o guerra commerciale? Ecco la view degli esperti sui possibili sviluppi e su quali strategie adottare per difendere il capitale
di Antonio Cardarelli 3 Aprile 2025 15:05

Il Liberation Day di Trump ha portato in dote ai mercati una raffica di dazi. In attesa della risposta dei Paesi colpiti, a cominciare dall’Unione europea, le Borse hanno reagito con ribassi generalizzati. Ecco quali sono gli scenari più probabili secondo gli analisti di alcune case di investimento e come è meglio muoversi in termini di asset allocation.
Ray Sharma-Ong, Head of Multi Asset Investment Solutions - Southeast Asia, presso aberdeen Investments, evidenzia come le tariffe medie imposte da Trump siano superiori alle attese, in particolare per i Paesi asiatici. Secondo l’esperto i dazi provocheranno un aumento dell’inflazione Usa a breve termine e una revisione al ribasso del Pil, con rischio aumentato di recessione. Ray Sharma-Ong prevede un indebolimento del dollaro Usa, un'inversione di tendenza dei titoli azionari statunitensi e un continuo de-risking. Sull’obbligazionario l’esperto di aberdeen consiglia cautela e opportunità selettive.
Anche Enguerrand Artaz, Strategist di La Financiere de l’Echiquier, sottolinea la reazione negativa dei mercati visto che l’aumento dei dazi annunciato da Donald Trump si colloca “nella fascia alta delle aspettative più pessimistiche”. L’esperto sottolinea la riduzione dei tassi di interesse, visto che i mercati sono in modalità risk-off sui timori di impatti per la crescita a lungo termine. Tuttavia, secondo Artaz ci sono margini di negoziazione anche se resta il rischio di escalation, dato che Trump ha presentato le nuove tariffe come “scontate” lasciando margini a eventuali aumenti in caso di risposta. Detto che l’incertezza continua a persistere, Artaz vede impatti molto negativi sull’economia Usa provocati dai dazi e la situazione peserà anche sui partner commerciali. “L'adozione di un atteggiamento prudente, sia in termini di esposizione azionaria che di stile, con un'enfasi sui titoli difensivi, appare una scelta appropriata”, commenta l’esperto, secondo il quale le azioni europee in questo contesto possono sovraperformare. Le asset class da tenere d’occhio, secondo Artaz, sono l’oro e il comparto obbligazionario (escluso high yield Usa).
Secondo Michael Nizard, our head of Multi Asset & Overlay di Edmond de Rothschild AM, in nuovi dazi accentuano la sfida che i mercati e la Fed devono affrontare. L’esperto sottolinea l’apertura di Trump alla negoziazione delle tariffe, ma prevede un impatto economico sul Pil Usa pari all’1,5%. In Europa, invece, i Paesi più colpiti sono Germania e Italia. “In questo contesto, manteniamo una visione strategicamente ribassista sul dollaro perché, anche se il progetto “Mar-a-Lago” di riforma del sistema commerciale globale è ancora poco comunicato, è abbastanza latente e consolidato da non poterlo ignorare. Per quanto riguarda le azioni, manteniamo una visione strutturalmente cauta, in particolare sui titoli dei mercati avanzati, anche se nel breve termine non escludiamo che le prossime misure relative ai tagli fiscali possano dare fiato a questo movimento al ribasso delle azioni”, commenta l’esperto.
Brij Khurana, fixed income portfolio manager di Wellington Management, vede la possibilità di un esito significativo e stagflazionistico dopo l’aumento dei dazi. Questo dovrebbe favorire i rendimenti reali globali (aggiustati per l'inflazione), che tendono a performare bene in un contesto di crescita più bassa e inflazione più alta. “Il mercato sta interpretando che i dazi colpiranno principalmente la crescita, e che le banche centrali risponderanno, ma di questo non ne sarei così sicuro”, spiega Khurana. Secondo l’esperto, una reazione di mercato sorprendente è stata l’indebolimento del dollaro statunitense dopo l’annuncio dei dazi, nonostante la debolezza dell’azionario globale, che solitamente tenderebbe a sostenere la valuta di riserva mondiale. “I mercati probabilmente stanno reagendo alle contromisure che molti paesi probabilmente adotteranno, aumentando lo stimolo fiscale per sostenere le industria nazionali, il che dovrebbe rafforzare le loro valute. Allo stesso tempo, molti paesi hanno investito i loro surplus delle partite correnti in asset finanziari statunitensi. I dazi spingeranno sicuramente questi paesi a considerare il rimpatrio del capitale verso i propri mercati domestici, il che indebolirebbe il dollaro USA così come gli asset che hanno finanziato, principalmente azioni statunitensi e titoli di credito”, conclude l’esperto.
ABERDEEN INVESTMENTS: CAUTELA SULLE OBBLIGAZIONI
Ray Sharma-Ong, Head of Multi Asset Investment Solutions - Southeast Asia, presso aberdeen Investments, evidenzia come le tariffe medie imposte da Trump siano superiori alle attese, in particolare per i Paesi asiatici. Secondo l’esperto i dazi provocheranno un aumento dell’inflazione Usa a breve termine e una revisione al ribasso del Pil, con rischio aumentato di recessione. Ray Sharma-Ong prevede un indebolimento del dollaro Usa, un'inversione di tendenza dei titoli azionari statunitensi e un continuo de-risking. Sull’obbligazionario l’esperto di aberdeen consiglia cautela e opportunità selettive.
LFDE: CON I DAZI OCCHIO ALLE AZIONI EUROPEE
Anche Enguerrand Artaz, Strategist di La Financiere de l’Echiquier, sottolinea la reazione negativa dei mercati visto che l’aumento dei dazi annunciato da Donald Trump si colloca “nella fascia alta delle aspettative più pessimistiche”. L’esperto sottolinea la riduzione dei tassi di interesse, visto che i mercati sono in modalità risk-off sui timori di impatti per la crescita a lungo termine. Tuttavia, secondo Artaz ci sono margini di negoziazione anche se resta il rischio di escalation, dato che Trump ha presentato le nuove tariffe come “scontate” lasciando margini a eventuali aumenti in caso di risposta. Detto che l’incertezza continua a persistere, Artaz vede impatti molto negativi sull’economia Usa provocati dai dazi e la situazione peserà anche sui partner commerciali. “L'adozione di un atteggiamento prudente, sia in termini di esposizione azionaria che di stile, con un'enfasi sui titoli difensivi, appare una scelta appropriata”, commenta l’esperto, secondo il quale le azioni europee in questo contesto possono sovraperformare. Le asset class da tenere d’occhio, secondo Artaz, sono l’oro e il comparto obbligazionario (escluso high yield Usa).
EDMOND DE ROTSCHILD AM: GERMANIA E ITALIA PIÙ COLPITI DAI DAZI
Secondo Michael Nizard, our head of Multi Asset & Overlay di Edmond de Rothschild AM, in nuovi dazi accentuano la sfida che i mercati e la Fed devono affrontare. L’esperto sottolinea l’apertura di Trump alla negoziazione delle tariffe, ma prevede un impatto economico sul Pil Usa pari all’1,5%. In Europa, invece, i Paesi più colpiti sono Germania e Italia. “In questo contesto, manteniamo una visione strategicamente ribassista sul dollaro perché, anche se il progetto “Mar-a-Lago” di riforma del sistema commerciale globale è ancora poco comunicato, è abbastanza latente e consolidato da non poterlo ignorare. Per quanto riguarda le azioni, manteniamo una visione strutturalmente cauta, in particolare sui titoli dei mercati avanzati, anche se nel breve termine non escludiamo che le prossime misure relative ai tagli fiscali possano dare fiato a questo movimento al ribasso delle azioni”, commenta l’esperto.
WELLINGTON MANAGEMENT: STRANO INDEBOLIMENTO DEL DOLLARO
Brij Khurana, fixed income portfolio manager di Wellington Management, vede la possibilità di un esito significativo e stagflazionistico dopo l’aumento dei dazi. Questo dovrebbe favorire i rendimenti reali globali (aggiustati per l'inflazione), che tendono a performare bene in un contesto di crescita più bassa e inflazione più alta. “Il mercato sta interpretando che i dazi colpiranno principalmente la crescita, e che le banche centrali risponderanno, ma di questo non ne sarei così sicuro”, spiega Khurana. Secondo l’esperto, una reazione di mercato sorprendente è stata l’indebolimento del dollaro statunitense dopo l’annuncio dei dazi, nonostante la debolezza dell’azionario globale, che solitamente tenderebbe a sostenere la valuta di riserva mondiale. “I mercati probabilmente stanno reagendo alle contromisure che molti paesi probabilmente adotteranno, aumentando lo stimolo fiscale per sostenere le industria nazionali, il che dovrebbe rafforzare le loro valute. Allo stesso tempo, molti paesi hanno investito i loro surplus delle partite correnti in asset finanziari statunitensi. I dazi spingeranno sicuramente questi paesi a considerare il rimpatrio del capitale verso i propri mercati domestici, il che indebolirebbe il dollaro USA così come gli asset che hanno finanziato, principalmente azioni statunitensi e titoli di credito”, conclude l’esperto.
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