Sostenibilità

Investimenti ESG: non moda in declino ma fattore di competitività

DPAM, in un commento di Ophelie Mortier 2026, offre un “reality check” per il 2026, con la sostenibilità alla prova dell’integrazione nei modelli di business e nelle strategie industriali

di Stefano Caratelli 9 Gennaio 2026 09:59

financialounge -  DPAM economia ESG finanza sostenibile
Gli investimenti ESG non sono una moda in declino, ma diventano un fattore strutturale di competitività. In un mondo segnato da incertezza climatica e geopolitica, in cui la sostenibilità resta un imperativo strategico, a patto che sia credibile, misurabile e orientata ai risultati. Un approfondimento di DPAM, asset manager belga specializzato negli investimenti sostenibili, sulle prospettive per il 2026 nel mondo degli investimenti ESG, a cura di Ophelie Mortier, Chief Sustainable Investment Officer, sottolinea che dopo l’ondata di entusiasmo per gli investimenti ESG in Europa all’inizio del decennio, la sostenibilità entra oggi in una nuova fase, più matura e meno ideologica, con la necessità di un vero e proprio “reality check”.

NON UN ARRETRAMENTO MA UNA RICALIBRAZIONE


Quindi, secondo l’analisi di DPAM, non un arretramento dell’ESG, ma una sua profonda ricalibrazione: in un contesto dominato da shock geopolitici, tensioni macroeconomiche e crescente incertezza normativa, la sostenibilità smette infatti di essere narrazione aspirazionale e diventa strumento concreto di gestione del rischio, resilienza industriale e competitività di lungo periodo. Mortier spiega che la spinta iniziale, sostenuta da flussi di capitale record e da un quadro regolamentare europeo particolarmente ambizioso, ha lasciato spazio a un approccio più pragmatico.

GLI INVESTITORI CHIEDONO PERCORSI CREDIBILI


Gli investitori infatti non si accontentano più di dichiarazioni di intenti o di metriche statiche sulle emissioni, ma chiedono percorsi di transizione credibili, risultati misurabili e strutture finanziarie solide. La selezione si fa più rigorosa e conta la capacità delle imprese di dimostrare come la sostenibilità sia integrata nel modello di business e nella strategia industriale. Quest’evoluzione è accelerata da fattori esterni che hanno messo sotto pressione il progetto europeo, la guerra in Ucraina ha riportato al centro il tema della sicurezza energetica, costringendo l’UE a rivedere priorità e allocazione delle risorse.

INTERROGATIVI SULLA SOVRANITÀ TECNOLOGICA EUROPEA


Allo stesso tempo, prosegue Mortier, la politica industriale cinese sulle tecnologie green e il contesto politico USA hanno sollevato interrogativi sulla sovranità tecnologica europea e sulla capacità del vecchio continente di presidiare settori chiave come rinnovabili, batterie, idrogeno e materie prime critiche. In questo scenario, la regolamentazione ha svolto un ruolo cruciale, non privo di effetti collaterali: strumenti come Sfdr e tassonomia UE hanno aumentato la trasparenza e indirizzato i capitali verso attività più sostenibili, ma rischiano anche di escludere proprio quei settori, a partire da energia e mining, indispensabili per la transizione.

EMERGE UN NUOVO PARADIGMA ESG


Il risultato, secondo l’analisi di DPAM, è un potenziale effetto di sostituzione, con investitori extra-UE che subentrano con standard ESG meno stringenti, riducendo l’influenza europea sui comportamenti aziendali. Guardando al 2026, emerge un nuovo paradigma ESG, sempre più legato a energia, sicurezza e geo-strategia. La sostenibilità si afferma come leva di opportunità, non solo come vincolo regolatorio: ridurre la dipendenza da risorse esterne, rafforzare le catene di fornitura, investire in capacità produttiva e capitale umano diventa una scelta strategica.

NON MODA IN DECLINO MA FATTORE STRUTTURALE DI COMPETITIVITÀ


Anche la dimensione sociale dell’ESG, meno immediatamente monetizzabile, assume un ruolo centrale nella gestione del rischio e nella stabilità di lungo periodo. In conclusione, DPAM sottolinea che il messaggio per investitori e imprese è chiaro: l’ESG non è una moda in declino, ma un fattore strutturale di competitività: in un mondo segnato da incertezza climatica e geopolitica, la sostenibilità resta un imperativo strategico, a patto che sia credibile, misurabile e orientata ai risultati.

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