Azionario Asia, i dazi commerciali forniscono un assist alle strategie contrarian

Da fine aprile, il rialzo dei tassi USA, il rafforzamento del dollaro e i dazi di Trump hanno frenato l’azionario Asia. Un contesto che però offre interessanti occasioni di investimento.

Nei primi sei mesi di quest’anno, le Borse mondiali hanno fatto decisamente meglio di quelle dei paesi in via di sviluppo: tra il primo gennaio e il 6 luglio scorso l’indice MSCI world in euro ha registrato un rialzo del +2,6% mentre l’MSCI emerging merkets (EM) ha perso il 6,5% e l’MSCI AC Asia ex Japan (rappresentativo dei paesi asiatici ad esclusione del Giappone) un -5,4%. Tuttavia, se si osserva l’andamento degli indici, si nota la forte divergenza tra i primi quattro mesi e l’evoluzione da fine aprile in poi.

IL BIVIO È STATO A FINE APRILE

Tra il primo gennaio e il 30 aprile, infatti, mentre l’MSCI world convertito in euro segnava una perdita del -1,4%, l’MSCI EM era praticamente piatto (-0,1%) e l’MSCI AC Asia ex Japan era addirittura in positivo per mezzo punto percentuale. Dal 30 aprile al 6 luglio scorso, invece, l’MSCI world ha messo a segno un rimbalzo netto del +4,1% mentre l’MSCI EM ha lasciato sul terreno il 6,5% e l’MSCI AC Asia ex Japan il -5,8%.

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L’EFFETTO DI TASSI USA, DOLLARO E DAZI COMMERCIALI

Secondo gli analisti azionari è il risultato dell’effetto combinato del rialzo dei tassi USA, del rafforzamento del dollaro americano e dell’introduzione dei dazi americani sui prodotti cinesi. Krishan Selva, Client Portfolio Manager, azionario mercati emergenti presso Columbia Threadneedle Investments, non è preoccupato tanto dei dazi del 25% introdotti il 6 luglio dall’amministrazione Trump su 50 miliardi di dollari di importazioni dalla Cina (che dovrebbero avere un impatto limitato allo 0,1% per il Pil di Pechino) quanto piuttosto delle altre potenziali imminenti tariffe.

FIDUCIA DEL MERCATO SOTTO PRESSIONE

Infatti, si guarda con maggiore apprensione agli ulteriori 200 miliardi di merci e servizi da tassare provenienti dalla Cina e alle argomentazioni del presidente americano per coprire tutti i 500 miliardi di beni importati dalla Cina. Cifre che, inevitabilmente, avrebbero impatti non solo per l’economia della Cina ma pure a livello globale. Non a caso, la crescente incertezza sta causando ritardi e cambiamenti nelle decisioni aziendali e negli investimenti in tutte le aree geografiche.

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DANNI PER LA PRODUZIONE E L’OCCUPAZIONE USA

Gli effetti delle varie ritorsioni potrebbero in ogni caso probabilmente danneggiare anche la produzione e l’occupazione USA, nonché la fiducia del mercato. Molte forze politiche ed economiche opposte agli Stati Uniti si potrebbero far sentire se questo scenario estremo dovesse concretizzarsi. Una guerra commerciale è chiaramente pericolosa per il premio al rischio e alla fine potrebbero non esserci vincitori”, puntualizza Krishan Selva.

ALCUNE INTERESSANTI OPPORTUNITÁ

Il quale, parlando delle scelte di portafoglio, preferisce comunque assumere un atteggiamento poco influenzato dalle dichiarazioni dei politici. “Anzi in questo contesto siamo persuasi che il pessimismo del mercato a breve termine possa offrire alcune interessanti opportunità. Questo approccio, infatti, risulta particolarmente vantaggioso per la nostra strategia contrarian asiatica e ci permette di investire in società di crescita qualitativa a prezzi ragionevoli”, conclude l’esperto.

imaginima / Royalty-free


FinanciaLounge
11 luglio 2018
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