Mercati emergenti, la forza del dollaro crea opportunità di investimento

L’attuale underperformance del debito emergente dovrebbe presto finire grazie ai solidi fondamentali e lasciare spazio ad una rivalutazione soprattutto dei titoli in valuta forte.

Da metà aprile a oggi, il dollaro americano ha innestato la marcia superiore guadagnando circa cinque punti percentuali rispetto all’euro. Il rafforzamento del biglietto verde ha fatto sentire i propri effetti anche sulle monete delle economie emergenti per le implicazioni che comportano un dollaro più forte e tassi USA più alti. Infatti, nel corso degli ultimi anni, molti paesi in via di sviluppo, per potersi finanziari sui mercati internazionali, hanno dovuto effettuare ingenti emissioni in dollari USA: se il biglietto verde sale, gli interessi da pagare però aumentano incidendo negativamente sui bilanci degli stati più indebitati.

LE VALUTE EMERGENTI ALLA PROVA DEL DOLLARO

E infatti, gli impatti del dollaro non sono stato affatto uniformi. In diversi casi la svalutazione delle monete dei paesi emergenti è risultata limitata entro i due punti percentuali (dollaro di Hong Kong, renminbi cinese, rupia indiana, won sudcoreano, rublo russo, rupia indiana e ringgit malese) mentre in altri casi è stata più ampia (corona ceca, rand sudafricano, zloty polacco, peso messicano, real brasiliano e lira turca, peso argentino).

UN BUON ENTRY POINT

Tuttavia questo apprezzamento del dollaro non dovrebbe essere visto come una minaccia per i mercati emergenti e, a cascata, per chi vi vuole investire. Sia perché la svalutazione potrebbe rappresentare un buon entry point capace di sfruttare una (momentanea) situazione di debolezza di valute i cui paesi continuano a vantare solidi fondamentali, e sia perché il rialzo dei rendimenti dei titoli di stato americani potrebbero essere al capolinea.

TREASURY USA A 10 ANNI AL 3%

“Riguardo ai rendimenti dei Treasury USA a 10 anni, continuiamo a credere che l’attuale ‘fair value’ (posizionamento corretto in base ai fondamentali, ndr) si attesti intorno al 3%, in assenza di un notevole incremento della produttività e della crescita potenziale” tengono infatti a precisare gli esperti di Morgan Stanley Investment Management (MSIM) che, relativamente invece al dollaro, reputano poco chiare le prospettive a breve termine.

NEUTRALI SUL BIGLIETTO VERDE

“La crescente convinzione che la politica monetaria della Fed possa sostenere un livello relativamente più alto dei tassi per un periodo prolungato si contrappone agli importanti fattori che si muovono in direzione opposta al biglietto verde a medio termine, in particolare il doppio deficit (di bilancio e commerciale) e la sopravvalutazione strutturale del biglietto verde. Siamo quindi relativamente neutrali nei confronti del dollaro in termini di orientamento e posizionamento sui mercati dei cambi” riferiscono i professionisti di MSIM.

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NESSUNA FUGA DEGLI INVESTITORI

Per quanto riguarda l’indebolimento delle valute locali e l’aumento della volatilità nel comparto del debito emergente, è vero che gli investitori hanno preferito non aumentare le posizioni nell’asset class. Ma è altrettanto vero (e di assoluto rilievo) constatare che la volatilità non ha innescato una fuga da questi mercati, com’era invece accaduto in altre occasioni simili.

DEBITO EMERGENTE IN VALUTA FORTE

“Dopo il recente ribasso, le valutazioni delle obbligazioni dei mercati emergenti, in particolare quelle in valuta forte, appaiono più convenienti che negli ultimi mesi. A nostro avviso, i fondamentali dei paesi in via di sviluppo restano nel loro insieme solidi e l’attuale periodo di sottoperformance si concluderà, lasciando il passo a una nuova fase di sovra performance” concludono gli esperti di MSIM.

AsianDream / iStock / Getty Images Plus


FinanciaLounge
11 giugno 2018
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